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Al Cinema Marconi la rassegna “Primavera italiana”
Attori e registi intervengono nella SdC di Piove di Sacco

Sono tre i venerdì sera dedicati alla terza edizione della rassegna cinematografica “Primavera Italiana”, prevista al Cinema Marconi di Piove di Sacco l’8, il 15 e il 22 marzo con inizio alle 21. L’iniziativa è a cura dell’Associazione culturale Arte del Sogno, che dal 2009 cura la programmazione della sala della comunità piovese. La direzione artistica di quest’anno è affidata ad Arianna Prevedello, responsabile della comunicazione dell’ACEC.

Perché “Primavera Italiana”? «Il titolo della rassegna vuole richiamare l’attenzione del pubblico verso i film di qualità, realizzati da autori italiani – commenta il presidente dell’associazione Arte del Sogno Luigi Tolfo –. L’obiettivo che abbiamo è molteplice: promuovere la cultura cinematografica e anche l’aggregazione e l’approfondimento alla visione, grazie al dialogo diretto in sala con gli attori e i registi che hanno lavorato ai film».

«Quest’anno – spiega Arianna Prevedello, che ha curato la direzione artistica della rassegna – “Primavera italiana” sarà tutta di terra e di cielo, un binomio che il cinema italiano ha trovato decisamente affascinante negli ultimi anni. “Che posto occupano la fede, il sacro e la religione nel cinema – si chiedeva di recente il critico Gianni Canova nella sua rivista Otto e mezzo – di un Paese tradizionalmente cattolico come l’Italia? Dopo anni di presenza defilata e poco centrale, l’attenzione al sacro torna prepotente proprio nel tempo in cui una società sempre più laica sembra lasciar affievolire il proprio rapporto con le sue radici cristiane”. In tal senso abbiamo voluto anche noi soffermarci su questa particolare anomalia, con un nostro creativo contributo, cercando un trittico che desse conto di questa tendenza: attestandola sia nelle opere prime (Beate e Pane dal cielo, film curiosi e controcorrente del 2018 che hanno frequentato molti Festival e ricevuto altrettanti premi) sia con un’opera matura e solida come Il vizio della speranza diretto dal visionario e virtuosissimo Edoardo De Angelis e scritto a quattro mani da quest’ultimo con Umberto Contarello (sceneggiatore delle ultime opere di Sorrentino tra cui anche la nota serie – a proposito di sacro! – The Young Pope)».

 

Film in programma

8 marzo 2019 – Il vizio della speranza

Ospite in sala Massimiliano Rossi, attore

Regia: Edoardo De Angelis. Sinossi: “Se devo morire, voglio morire come dico io”. Lungo il fiume scorre il tempo di Maria, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto. Un’esistenza trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. È proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni.

 

15 marzo 2019 – Pane dal cielo

Ospiti in sala: Giovanni Bedeschi, regista (opera prima). Donatella Bartoli, attrice. Sergio Leone, attore

Il film inizia a Milano, in una fredda notte di Natale. Lilli (Donatella Bartoli) e Annibale (Sergio Leone) stanno cercando un angolo vicino alla stazione Greco-Pirelli dove poter riuscire a riposare e svegliarsi il giorno successivo senza morire di freddo. Sono entrambi stanchi, sarà l’età, saranno le poche cose che si portano dietro che cominciano a pesare. A un certo punto il silenzio della notte si spezza, dei vagiti rimbombano da un cassonetto lì vicino. Lilli e Annibale si avvicinano lenti e aprono il cassonetto: dentro c’è un bambino, un maschietto. Sano. Scalciante.

Lo prendono con cura in braccio e decidono di portarlo al più vicino ospedale, ma lì succede l’impensabile: nonostante Lilli e Annibale possono toccare e stringere il bambino, nonostante ne sentano la voce, l’odore, il calore, nessuno all’ospedale sembra vederlo. Come se fosse invisibile.

Lilli e Annibale sono sconcertati, atterriti dall’indifferenza di medici e infermieri. Corrono via, trattati come due pazzi, e raggiungono il deposito della stazione di Lambrate dove fanno un’ulteriore scoperta: tutti gli altri senza tetto come loro possono vedere il bambino.

Il bambino è speciale, unico. Così pensano Lilli e Annibale e come loro tutti gli altri senza dimora che iniziano a vedere in quella creatura indifesa qualcosa da proteggere, diventando una sorta di famiglia allargata. “Perché solo noi possiamo vederlo?” “Cos’è che lo rende così unico?” sono le domande che si manifestano tra i senza tetto e lì, insieme, si rendono conto che ciò che rende diverso questo bambino potrà diventare un messaggio importante, che tutti devono ascoltare.

Lilli e Annibale allora entrano in contatto con una giovane blogger, che sposa la loro causa…

 

22 marzo 2019 – Beate

Ospiti in sala: Samad Zarmandilli, regista (opera prima). Eleonora Panizzo, attrice.

Sinossi: In una cittadina del Nordest, la fabbrica “Veronica” produce e vende – con successo e nonostante la crisi – biancheria intima per signore, ma i proprietari vogliono delocalizzare l’attività e moltiplicare i profitti. Lasciando le poche operaie – la combattiva Armida e le sue compagne – senza lavoro.

Nel vicino “Convento del Manto Santo”, un pugno di suore abili nell’antica arte del ricamo, tutte sufficientemente “svitate” e fin troppo devote alla salma mummificata della Beata Armida, rischiano di essere trasferite perché non hanno denaro sufficiente a mettere in sicurezza l’immobile. In realtà perché, sull’area dove sorge il convento, un aspirante sindaco senza scrupoli – anche proprietario della “Veronica” – vuol far nascere un resort di lusso.

Per opporsi a un destino già segnato, operaie e suore intraprendono una singolare collaborazione “a scopo di lucro”: una produzione artigianale e clandestina di lingerie.

Perché però le cose vadano nel verso giusto, per sconfiggere i “poteri forti”, serve un “miracolo”. Quello che la Beata non ha ancora compiuto. E che la farebbe finalmente diventare “Santa Armida”…

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