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CARMINE STREET GUITARS (Ron Mann)

Greenwich village, New York. In mezzo a pub caratteristici e moderni caseggiati sorge il Carmine Street Guitars, un delizioso negozietto di chitarre in legno realizzate da Rick Kelly. Artigiano vecchio stampo, Rick contrasta i tempi moderni salvaguardando il suo mestiere e realizzando pregiate chitarre con legno di pino o con materiali riciclati, raccolti in seguito alla demolizione di vecchi palazzi del 19esimo secolo, alla distruzione di chiese ortodosse o pezzi di legno ricavati da pub famosi e frequentati.

Quelle di Rick non sono le solite chitarre, ogni pezzo è speciale e diverso, viene intagliato con cura con gli strumenti da laboratorio presenti nel retro della sua piccola bottega e arricchito dai disegni tatuati sulle superfici del legno dalla sua giovane assistente Cindy, appasionata di arte. A completare il quadro c’è Dorothy, mamma 93enne di Rick, incaricata di togliere la polvere dalle foto appese alle pareti e di controllare i conti. Ogni giorno Rick apre il Carmine Street Guitars in attesa dell’ingresso di amici, clienti e famosi musicisti che si rivolgono a lui per sistemare i loro strumento o semplicemente per acquistarne nuove chitarre.

A raccontare la sua magica storia è Ron Mann attraverso un documentario delicato ma efficace. Le immagini si sviluppano nel corso di una settimana lavorativa e la narrazione si rivela attraverso le quotidiane conversazioni tra gli artisti che si recano in negozio – Jim Jarmusch, Charlie Sexton, Eszter Balint, Dave Hill, Jamie Hince, Kirk Douglas e Nels Clinee i suoi protagonisti. Si scopre in questo modo l’universo di un’artista, di un uomo che si è fatto da solo, apprendendo un mestiere con la lettura di quei pochi testi a sua a disposzione e con l’esperienza, ed è un piacere per gli occhi osservarlo mentre dà forma, vita e colore splendide chitarre da esporre in vetrina.

La sua storia è affascinante, i suoi consigli preziosi e il luogo conserva la sua natura magica e nostalgica, preservando la sua bellezza nonostante le minacce incombenti di chi vorrebbe trasformarlo in una inutile moderna struttura. In questo suggestivo punto di ritrovo il tempo sembra fermarsi e il legno si fa metafora di un periodo storico e artistico dimenticato, che rivive grazie alle opere, alle parole e agli artisti che ne rievocano la potenza.

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Marianna Ninni