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Connessioni che lasciano il segno
Il racconto della Settimana biblica organizzata dai gesuiti in collaborazione con Acec

Un luogo dove non prende nessun cellulare e non c’è internet, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime, ma in cui si generano connessioni che lasciano il segno, incidono sul modo di guardare la vita, la realtà, la relazione con Dio o la ricerca di Dio. Questo, in fondo, è San Giacomo di Entracque, per coloro che sono stati a una Settimana biblica nella ex Casa di caccia reale.

Un format che funziona

Le Settimane bibliche, organizzate dai padri gesuiti con il supporto di una equipe di animatori, hanno una storia che inizia nel 1971. E che da qualche anno ha incrociato quella dell’Acec, grazie a padre Guido Bertagna sj , al segretario generale Acec Francesco Giraldo e ad alcuni animatori che sono anche gestori di Sale di Comunità.

«Fin dalla fine degli anni ’90 – racconta Guido Bertagna – abbiamo sperimentato nelle Settimane l’uso del cinema come linguaggio capace di entrare in dialogo con il linguaggio biblico. A partire dagli anni 2000, con l’aiuto di critici come Bruno Fornara prima e Luca Barnabé poi, abbiamo iniziato a trasformare questo dialogo in un format che funziona molto bene per aprire le pagine della Bibbia, perché sul piano del metodo imparare a leggere una immagine filmica aiuta ad andare in profondità anche nella pagina della Sacra Scrittura, che a volte corre il rischio di essere affrontata con superficialità e frettolose precomprensioni». Ma c’è anche una ragione più profonda, continua Bertagna: «Sul piano spirituale, la nostra vita interiore è affollata di immagini che spesso trattiamo solamente come elementi di disturbo. E invece, trovare un modo per lasciare che si esprimano è una via efficace per scendere in profondità anche nel nostro mondo interiore».

Come cinema può svelare la Scrittura

Rivolte soprattutto a giovani dai 18 anni in su, le Settimane non si possono raccontare. Parlano attraverso l’esperienza. L’ultima dedicata a Bibbia&Cinema, dal 18 al 25 agosto 2018, ha avuto per titolo “Alza gli occhi Hanna, alza gli occhi”. La frase, tratta dall’intenso finale de Il Grande Dittatore (1940) è uno dei tanti punti di incontro tra i due, apparentemente distanti, protagonisti del percorso di quest’anno: da un lato il libro dell’Apocalisse, dall’altro il cinema comico. Come sottolineato da don Adriano Bianchi nella sua lettera di invito, infatti, “Apocalisse e cinema comico hanno meccanismi simili, entrambi rompono le regole esistenti, smascherano i meccanismi del potere e della violenza, e attraverso ‘mondi altri’ parlano al quotidiano più profondo indicandone il senso”. E così abbiamo scoperto che il Buster Keaton di Sherlock Junior, il Charlie Chaplin di Easy Street o il Peter Sellers di Hollywood Party possono aiutare a svelare, come nell’Apocalisse, l’azione del male, grazie a uno sguardo obliquo, non diretto.

La vita in comune

Tuttavia la connessione tra Apocalisse e film comici non dice che uno snodo, pur importante, del percorso vissuto. Perché ogni Settimana di San Giacomo è fatta sì di lettura e confronto sulla Bibbia e di visione e confronto di film, ma è pure fatta di vita in comune, di turni di pulizie, refettorio e animazione liturgica, di incontri che si rivelano preziosi. È scandita da momenti di preghiera e di tavola condivisa, di gioco o di musica, di chiacchiere o di silenzio. È resa intensa dalla serata di conoscenza personale che apre il percorso e dalla gita in montagna, dal pomeriggio di silenzio, dalla contemplazione delle stelle, dalle tre Eucarestie vissute insieme, fino alla grande grigliata che da sempre chiude il campo.

La Settimana in quattro immagini

Di quei sette giorni a San Giacomo di Entracque restano così alcune immagini. Alcune filmiche, certo, e altre bibliche. Ma non solo.

Prima immagine: i volti

I volti dei partecipanti. Tanti, quest’anno, davvero tanti, più di 50. Da lontani, nel corso dei sette giorni vissuti, si sono fatti via via più familiari, sono divenuti emotivamente significativi. Come altri anni, ci sono persone che non si incontreranno più e altre che invece hanno instaurato relazioni nuove. Ma alla fine della settimana, alla luce del fuoco, ogni volto ha rivelato quanto sia cruciale l’opportunità autentica di riconoscere e di essere riconosciuti.

Seconda immagine: la partoriente, il drago, i sette cavalieri

L’Apocalisse è un testo di estrema, conturbate vivacità, con immagini forti: i testimoni sgozzati che chiedono giustizia al Risorto, la donna e il drago, i sette cavalieri che tormentano la terra, la bestia che eredita il potere del drago… Alla fine la sintesi appare impossibile e l’immaginazione è messa a dura a prova da segni che si richiamano tra loro ma che non si riescono a cogliere con una sguardo unico. Tuttavia ogni immagine parla al cuore e all’intelligenza e sfida a contemplare e a riconoscere tanto il male quanto il compiersi della Salvezza.

Terza immagine: il tic del Dottor Stranamore

Il terzo personaggio interpretato da Peter Sellers nel film di Kubrick è folgorante: il suo folle discorso mette a nudo la follia del potere, mostrandone il vero volto, lugubre ed assurdo.

Quarta immagine: la messa al rifugio Soria Ellena

L’Eucarestia nel giorno della gita, in montagna, è stata, come spesso durante le Settimane di San Giacomo, la svolta di un percorso. Da quel momento, molte tessere del puzzle hanno iniziato a comporre, per ognuno, un’immagine di senso.

 

Articolo pubblicato su SdC – Sale della Comunità n.5/18

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Sull'autore

Paolo Piacenza