Ai miei tempi Rubriche

Il cinema che regge la chiesa
Un tesoro sotto il pavimento, pugni sul tavolo e crono-staffette di celluloide

Una sala cinematografica sotto il pavimento di una chiesa. Non è facile, percorrendo via Pezzotti a Milano, trovare con un colpo d’occhio l’accesso al Cineteatro Stella. L’ampio sagrato della parrocchia dei Santi Quattro Evangelisti chiede di allargare lo sguardo e sul lato destro, finalmente, rivela – dietro un cancello – la gradinata che scende verso il cinema. Dietro la porta a vetri si apre un foyer spazioso ed elegante, interamente tappezzato di rosso, capace di creare un’atmosfera calda anche in una mattinata milanese piovosa e pungente.

«Eh, ma nelle giornate luminose la luce arriva fin quaggiù e il sole che batte qui ha scolorito il tessuto». Sandro Crippa mi mostra le diverse tonalità di rosso sotto lo scranno della cassa, da tanti anni suo posto di manovra. Da qui ne ha viste tante da raccontare, insieme a sua moglie Maria Grazia Mariniello e all’amico di sempre Gabriele Agnelli. «Adesso le sale cinematografiche sono per lo più disertate dai giovani – mi dicono sconsolati – ma dietro quelle porte sessant’anni fa si accalcavano quattrocento ragazzini che spingevano per entrare e si doveva brigare per farli passare un poco alla volta. Venivano giù a frotte e a frotte andavano dentro la sala. Nel frattempo c’era il don che li teneva fermi, a bada».

Il “don” in questione era mons. Luigi Crivelli, all’epoca – stiamo parlando degli anni Sessanta – coadiutore e responsabile dell’oratorio, quando era prevosto don Dante Basilico, che fondò la parrocchia dei Santi Quattro Evangelisti nel 1955. Il cinema teatro fu inaugurato nell’ottobre 1959, costruito esattamente sotto la chiesa, le cui fondamenta attraversano parte della platea e del palco. Si può dire, quindi, senza timore di sembrare irriverenti, che è il cinema a sostenere letteralmente la chiesa.

Mons. Luigi Crivelli – che nei ricordi di Sandro, Maria Grazia e Gabriele resta sempre giustamente “don Luigi” – sarebbe diventato nel 1984 direttore del bimestrale Terra Ambrosiana(periodico di cultura e storia della Diocesi di Milano) e dal 1994 responsabile dell’Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi e dell’erigendo Museo Diocesano. Autore di libri su alcuni pastori eccellenti della terra milanese (Ambrogio, Carlo e Federico Borromeo, Schuster e Montini), nel 1959, sacerdote da tre anni e quindi giovane pure lui, fece partire l’oratorio e, subito dopo, il teatro. «Don Luigi è stato quello che ha creato un po’ tutto – racconta Gabriele – nella scia del parroco, don Dante, già appassionato di cinema. Dette un’identità all’oratorio, e affidò il teatro in mano a Roberto Zago».

Roberto Zago – «il nostro Zago», rincara con legittimo orgoglio Maria Grazia, parlando di una figura leggendaria in tutta la zona sud di Milano – è stato per quasi mezzo secolo autore, regista e attore teatrale, di stanza al Cineteatro Stella (dove ancora vengono rappresentati ogni anno i suoi copioni in dialetto milanese) ma per decenni, con la sua “Compagnia dei giovani”, girovago in tutta Italia e con qualche sconfinamento anche in Svizzera. Gabriele ricorda come tutto ebbe inizio: «Zago si era appena sposato. Arrivava da Porta Venezia e venne ad abitare nella nostra zona. Quando si presentò in parrocchia, si propose come catechista ma aggiunse che, oltre al catechismo, gli piaceva fare teatro». Don Luigi non aspettava altro. «Qui ci sono i giovani – gli disse – sono tutti suoi».

Immaginiamo il giovane drammaturgo, acceso dalla passione per l’arte, entrare in oratorio con l’impeto di un cowboy che accede in un saloon. «Quando chiese se ci fosse qualcuno interessato al teatro, nessuno gli dette corda. Lui però non si arrese e periodicamente tornava a sfidare l’apatia dei ragazzi, una, due, tre volte…». Un giorno però perse la pazienza, dette un pugno sul tavolo e gridò seccato: «Allora!? Almeno ditemi di no!». La scenata funzionò. Se fossimo in un film, dopo uno stacco, l’inquadratura immediatamente successiva mostrerebbe gente affaccendata sul palcoscenico, intenta a fare teatro. Ne è stata fatta di strada da quel dì. Le teche del foyer conservano i vari premi ottenuti dalla “Compagnia dei giovani” in giro per l’Italia. La compagnia esiste ancora, nel 2019 festeggerà sessant’anni, e le commedie di Zago in dialetto milanese sono il piatto forte del palinsesto dello Stella.

Dopo il teatro, venne il cinema. Gabriele racconta: «Prima di partire come sala cinematografica – perché l’edificio era ancora in ristrutturazione, stavano ancora preparando tutto – ci appoggiavamo dalle suore di S. Dorotea di Cemmo, in viale Cermenate. Andavamo lì a fare l’oratorio e anche il nostro proiettore era momentaneamente da loro». Gabriele e Sandro si passano la palla, ripensando con nostalgia ai loro anni ruggenti. «Don Dante, il nostro parroco, era stato coadiutore a Villapizzone (quartiere di Milano posto in tutt’altra zona della città), dove c’era già una sala attrezzata. Era lui l’appassionato che, una volta qui, disse: facciamo il cinema!». Siccome le risorse erano quelle che erano, la parrocchia di Villapizzone e le suore Dorotee si sincronizzarono per proiettare lo stesso film – materialmente la stessa pizza – lo stesso giorno in orari diversi.

«Uno di noi partiva alla 13,30 con la filovia 90, andava a Villapizzone, ritirava la pizza con il primo tempo del film (che intanto era terminato) e, sempre in filovia, tornava qui. La pizza veniva montata sul proiettore e nel frattempo partiva un altro dei nostri a prendere la seconda pizza, e così via. Siamo andati avanti così per un po’ di tempo». Non ci sono mai stati inconvenienti? «Certo, dovevamo sperare che la filovia fosse sempre in orario – raccontano – e non era facile, per l’incaricato, trasportare la pellicola a piedi, negli scatoloni di una volta, dalla fermata in viale Tibaldi fin qui. Ma è sempre andata bene». Non c’era bisogno di internet, insomma, per “fare rete”. Anche questo sostiene la Chiesa.

1-Continua

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Sull'autore

Raffaele Chiarulli

Raffaele Chiarulli

Guido un workshop di critica cinematografica presso l'Università Cattolica di Milano e insegno cinema dalle scuole materne alle università della terza età.