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JOHANN SEBASTIAN CIRCUS
Alla scoperta del (nuovo) circo

Uno spettacolo onirico e visionario, una sapiente alchimia tra circo e musica: arriva nella Capitale (al Teatro Vascello dal 15 al 17 dicembre) Johann Sebastian Circus, ultimo capolavoro della compagnia El Grito. Nello spettacolo si immagina che Bach sia tornato tra di noi e cerchi di adeguarsi alla musica di oggi, obbligando a numeri strambi i suoi musicisti e i danzatori. Fra di loro c’è un clown che cerca l’equilibrio in una vita stonata, un fragile punto d’incontro fra la musica di dentro e quella di fuori che troverà con un violino. E poi una giovane e timida danzatrice che con piccoli saltelli ricorderà di saper ballare. Ma il ballo è sogno, allora immagina di poter volare e danzare nell’aria. Una spericolata acrobata aerea, un clown equilibrista e un musicista multistrumentista prendono per mano il pubblico e l’accompagnano nella loro quotidianità, nei loro ricordi, nelle loro fantasie.

El Grito è una delle più importanti compagnie di nuovo circo, uno dei linguaggi della scena che oggi riesce a mettere d’accordo – per una volta – successo di pubblico e giudizio critico. C’è chi preferisce chiamarlo “circo contemporaneo”, chi invece lo classifica come “teatro-circo” o usando il francese “autre cirque”, insomma già dal nome emerge una delle caratteristiche peculiari di questa forma d’arte: l’irriducibile volontà a non chiudersi in un genere o in un tipo di rappresentazione. Rispetto al circo classico, quello contemporaneo non ha canoni predefiniti, ogni spettacolo è costruito secondo una drammaturgia originale ed ogni compagnia ha estetiche diverse e ben riconoscibili. Cambia anche il ruolo dell’artista che è creatore/autore del personaggio e del “numero”, ma la caratteristica che più probabilmente colpisce lo spettatore è la fusione di tecniche e discipline: nel circo contemporaneo infatti convivono la danza, il teatro, le arti marziali, il teatro di oggetti, il cabaret, ma tutto è sempre declinato nel linguaggio circense, caratterizzato dal gesto o dall’oggetto del circo, magari reinventato.

“Una differenza importante sta anche nello spazio di rappresentazione – nota Alessandro Serena, Professore di Storia dello Spettacolo Circense all’Università di Milano e nipote di Moira Orfei – il circo contemporaneo torna in quelli che erano i luoghi che per secoli hanno caratterizzato l’attività circense: il teatro e la strada; l’idea che il circo si collochi principalmente sotto il tendone deriva da una consuetudine che ha preso piede solo negli ultimi decenni. I diversi spazi caratterizzano anche il pubblico e il tipo di spettacolo, in un teatro sarà possibile proporre un allestimento più sofisticato mentre nell’arte di strada viene fuori l’anima più popolare del circo. Spesso si pensa che circo contemporaneo e circo classico siano due mondi distinti – puntualizza Serena – io credo invece che siano due realtà che si rispettino enormemente, l’una arricchisce l’altra”.

Il successo del circo contemporaneo italiano, che nel 2016 ha superato quota 150.000 spettatori, ha prodotto come conseguenza diretta l’esplosione di corsi per amatori e scuole di circo, dove si insegna e si pratica la giocoleria, l’acrobatica e la clownerie. Un altro settore in crescita è quello del circo sociale, quando cioè le arti del circo sono messe a servizio di progetti di solidarietà e integrazione, ad oggi sono attivi circa venticinque progetti che coinvolgono vari tipi di utenza, dai Rom ai disabili fino ai migranti, per un totale di quasi quattromila persone.

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INFO

Teatro Vascello 15-17 dicembre 2017

JOHANN SEBASTIAN CIRCUS
Di: Fabiana Ruiz Diaz, Giacomo Costantini
Con: Fabiana Ruiz Diaz, Giacomo Costantini, Andrea Farnetani
In collaborazione con: Andres Tato Bolognini
Creazione Luci: Marco Oliani
Adattamento Luci: Domenico De Vita

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Sull'autore

Marina Saraceno

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