Venezia 74 Schede Cinema Filmcronache

La nuit où j’ai nagé (Damien Manivel, Igarashi Kohei)

La nuit où j'ai nagé

Non servono dialoghi, il cinema può essere fatto anche di sole immagini, di silenzi e di suoni reali. Il francese Damien Manivel e il giapponese Igarashi Kohei si sono recati nella regione più nevosa del Giappone, ad Aomori, e hanno incontrato un bambino di sei anni, Takara Kogawa, il cui padre è un pescatore; il bambino si sveglia ogni notte sentendo il padre andare al mercato. Quando Takara torna a casa da scuola il padre dorme ancora. Si vedono molto poco, tutto il film è volto a raccontare il sentimento di amore e distanza tra padre e figlio.
Una notte, nel silenzio della casa addormentata, il bambino fa un disegno e lo infila nella cartella. Andando a scuola ancora assonnato si allontana dal sentiero e vaga nella neve alla ricerca del padre. La cinepresa lo segue, come in un pedinaggio neorealista, e vaga con lui tra mezzi pubblici, strade innevate e luoghi di lavoro, sulle tracce del padre e del mercato del pesce. Il bimbo si perde e si ritrova in un flusso di vita e di assenza di dialoghi, perso nel “mondo dei grandi” guardandolo con gli occhi stupiti e ricchi di energia di un bambino. Le inquadrature raccontano con lentezza questo spazio e questo tempo, come se fossimo immersi dentro il mondo seplificato disegnato dal bambino sul foglio. Fare di questa idea iniziale un lungometraggio è forse stato un’azzardo da parte dei due registi di La nuit où j’ai nagé. Il film si dilunga e l’idea iniziale si perde, forse blindarlo in un tempo più corto avrebbe aumentato l’effetto realista e garantito più efficacia a questa pellicola che a tratti assume la forma dilatata di certa video-arte.

 

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Sull'autore

Simone Agnetti

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