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La vita ferma
Sguardi sul dolore del ricordo

La vita ferma

Essere ricordati, essere ricordati per sempre, diventare immortali nella memoria dei vivi, una volta morti. E’ un privilegio di pochi esseri umani come per i grandi della storia e dell’arte, ma è anche un desiderio comune ad ognuno di noi. Essere ricordati ma anche ricordare, non dimenticare chi abbiamo amato e ci ha lasciati, poter trattenere per sempre i momenti, le immagini, persino l’odore di chi non c’è più.
E’ tutto incentrato sulla memoria e sul dolore della perdita LA VITA FERMA, l’ultimo spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro, una delle voci più significative del teatro italiano, in scena fino al 14 maggio al Teatro India di Roma.

Protagonisti della pièce due coniugi, Simona e Riccardo, e la loro figlia Alice. Il testo si snoda in tre atti, ambientati in tre tempi diversi, durante i quali assistiamo all’evolversi e all’involversi dell’elaborazione del lutto. Lo spettacolo si apre su una scena bianca, in questo spazio nitido avviene il dialogo fra il marito Riccardo (Riccardo Goretti) e la moglie Simona (Simona Senzacqua). I due stanno ultimando l’imballaggio degli scatoloni, tra poco arriverà la ditta dei traslochi: lui fruga fra gli ultimi oggetti da spedire, lei in quegli oggetti  vede i ricordi, la memoria della vita insieme. In una scatola ci sono i libri che erano sul comodino di Simona, morta pochi giorni prima. Quello a cui assistiamo infatti è una conversazione fra un vivo e una defunta, un fantasma.
Il dialogo fra i due è brillante, le parole oscillano fra il gioco e il rimprovero, tra il bisticcio e la tenerezza, in uno scambio ironico e tragico al tempo stesso, come nello stile inconfondibile di Lucia Calamaro. Nulla di questa morte è triste, anzi, il tono dei due è scanzonato e quotidiano: “Sono fredda?” chiede lei, “No dai, giusto un po’ fresca” risponde bonario lui, “Ricordami tutta intera, non mi abbandonare al ricordo sbagliato di semplici conoscenti” dice Simona, e il gesto vezzoso fa sorridere lo spettatore. Ogni traccia di sofferenza esplicita sembra essere stata cancellata, ma nel gioco surreale del dialogo fra un uomo e il fantasma della moglie pian piano emerge un senso di vuoto, una sensazione, concreta e palpabile, di irrimediabile perdita.
Nel secondo atto torniamo indietro nel tempo, ai giorni della malattia di Simona: i medici, il male alle gambe, il vestito “rigorosamente a fiori” da indossare da morta. Questa volta il dolore è esplicito, ed è tutto nella figlia Alice (Alice Redini) che in uno straordinario monologo immagina se stessa nella bara, impegnata in un tragicomico elenco dei vari gradi di decadimento del corpo. La carne e il ricordo, il dolore e il ricordo, l’identità e il ricordo, la memoria sembra essere l’unico antidoto alla morte.
Nel terzo atto un nuovo salto temporale:  Riccardo e Alice, ormai quarantenne, si trovano a vagare per il cimitero alla ricerca della tomba di Simona dove, persi tra lapidi e corone di fiori, si accorgono con stupore non ricordare quasi più nulla di lei.

Le opere di Lucia Calamaro sono tra le più originali e convincenti scritture drammaturgiche oggi in Italia. La capacità di entrare in profondità nel dolore e nelle dinamiche famigliari costruendo dialoghi surreali e ironici la pone accanto ad autori come Scimone e Sframeli, con cui condivide un teatro soave e impalpabile, che arriva dritto al cuore. Eccellenti gli interpreti, capaci di rendere al meglio i differenti caratteri, pur mantenendo una coerenza interna nella recitazione che esalta la drammaturgia.
Il Teatro di Roma dedica una retrospettiva all’autrice romana, proponendo dal 16 al 18 maggio la ripresa de L’Origine del Mondo , spettacolo in quattro atti che ha raccolto un enorme successo negli ultimi anni, e il suo primo lavoro, Tumore, dal 19 al 21 maggio, sempre al Teatro India.

 

3-14 maggio, Teatro India
LA VITA FERMA – Sguardi sul dolore del ricordo
Scritto e diretto da Lucia Calamaro
Con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
Scene e costumi Lucia Calamaro
Contributi pitturali Marina Haas
Assistenza alla regia Camilla Brison

16-18 maggio, Teatro India
L’ORIGINE DEL MONDO – Ritratto di un interno
Scritto e diretto da Lucia Calamaro
Con Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela Piperno
Luci Gianni Staropoli
Realizzazione scenica Marina Haas

19-21 maggio Teatro India
TUMORE – Uno spettacolo desolato
Scritto e diretto da Lucia Calamaro
Con Benedetta Cesqui, Monika Mariotti
Luci Andrea Berselli

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Sull'autore

Marina Saraceno

Marina Saraceno

Diplomata all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" e laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul teatro tradizionale cinese. In teatro ha lavorato con Luca Ronconi, Mario Scaccia, Jacques Decuvellerie. Ha lavorato per la comunicazione e la promozione culturale, tra gli altri, con il Teatro Nazionale di Roma, L'Associazione Italiana Editori, l'Ente Teatrale Italiano, Rai Trade, l'Unione des Theatres d'Europe, il Teatro Stabile del Veneto, il Progetto Domani per le Olimpiadi di Torino e la Fondazione Comunicazione e Cultura della CEI. Come giornalista ha collaborato con l'agenzia com.unica, il bimestrale Sale della Comunità, il settimanale pagina99