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LIBERO (Michel Toesca)
La migrazione e la frontiera

La Val Roia è una minuscola valle che si trova al confine tra la Francia e l’Italia; qui ogni giorno decine di migranti provenienti dall’Africa cercano di superare il confine cercando di raggiungere le proprie mete in Europa. La particolare dislocazione della valle l’ha resa una sorta di limbo chiuso fra due Stati, dove le politiche sull’immigrazione rendono impossibile a queste persone l’ingresso sul territorio francese. La situazione si fa ogni giorno più complicata, provocando tensioni di ogni tipo.

Girato con pochissimi mezzi e connotato da un’idea di cinema come osservazione partecipata, Libero (Libre) è uno di quei lavori decisivi per comprendere il momento storico che stiamo attraversando, ma anche per intercettarne lo “spirito” che lo anima. Il suo principale merito sta infatti nel ritrarre uno dei temi più caldi vissuti attualmente dall’Italia e dall’Europa, ma per estensione anche da tutti quegli altri paesi del mondo in cui il confine geografico è il luogo in cui si esprime il conflitto, sociale e culturale. Un vibrante esempio di “cinema del reale” scaturito dal convincimento che, come dice lo stesso protagonista: «la realtà è imprescindibile». E che dunque osservarla nelle contraddizioni di cui si compone, ritrarla nelle frizioni e nelle incomprensioni da cui è attraversata, può diventare il mezzo più potente per provare a comprenderla e ad avere uno sguardo meno superficiale sui fenomeni che la contraddistinguono.

In tal senso il terzo lungometraggio di Michel Toesca è un lavoro prezioso. Un documentario concentrato in un tempo determinato (circa un anno, dall’ottobre del 2016 all’autunno del 2017), in uno spazio circoscritto (la zona liminare della Val Roia con un’incursione a Nizza) e che ruota intorno alla figura di Cédric Herrou, di professione piccolo agricoltore. Quella di Herrou è infatti una vicenda esemplare di urgenza umanitaria che si fa progressivamente resistenza (a un sistema burocratico-legislativo inadeguato), fino a diventare vera e propria lotta politica nei confronti di un sistema impreparato a comprendere il fenomeno che deve fronteggiare. Proprio per questo Libero diventa progressivamente un film su una presa di coscienza, umanitaria e quindi politica. Perché se, come ci ricorda lo stesso Herrou, è vero che «La politica si fa sul campo», è pressoché inevitabile che qualsiasi gesto umanitario diventi prima o poi anche gesto politico.

Regia Michel Toesca 

Con Cédric Herrou

Francia 2018

Durata 100’

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).