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MY NAME IS ADIL (Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene)
Racconto autobiografico che si fa narrazione corale

Non solo un film sul tema dell’emigrazione. Potremmo definirlo un racconto piccolo e autobiografico, quello di Adil Azzab, che oggi si fa narrazione corale, attraversando paesi e religioni.

Un film umile fin dalla sua produzione, realizzato con pochi mezzi e tanta volontà grazie ad un progetto di crowdfunding, ma che – come citano i titoli di testa firmati da Amnesty International -diventa esempio di come “arte e diritti umani siano motore di integrazione e cambiamento”.

Protagonista è il giovanissimo Adil, di tredici anni, che vive nelle povere e desolate campagne del Marocco con la madre, i fratelli, il nonno e uno zio che lo tratta quasi da schiavo.

Costretto a badare alle pecore tutto il giorno e privato di quelli che nel mondo occidentale vengono considerati diritti essenziali, come il gioco e lo studio, Adil inizia a sognare di raggiungere il padre, che vive in Italia e con il suo lavoro mantiene la famiglia.

Nella seconda metà del film si incrociano le scene dei due viaggi del ragazzo: quello pieno di timori e desideri verso l’Italia, che si rivelerà un posto completamente diverso da come aveva immaginato, e quello del ritorno, dieci anni dopo, nella terra che aveva tanto odiato ma a cui la sua anima, in fondo, ancora appartiene. È la voce narrante del protagonista, che sceglie di parlare (o meglio quasi sussurrare) nella sua lingua d’origine, l’arabo, a evitare la soluzione di continuità tra le scene scomposte della vita passata e presente.

A Milano Adil aiuta suo padre al mercato, inizia con fatica a imparare la lingua, a frequentare di nuovo la scuola, ad avere degli amici. E finalmente può realizzare il suo sogno: quello di diventare elettricista. Adil nella lontanissima Italia assapora la libertà. Eppure non riesce ad ignorare la nostalgia di casa sua, dei colori, dei profumi, degli spazi aperti, del volto della madre, che ha paura di dimenticare. Una donna, la madre, che non ha potuto imporsi sulla figura dello zio, nonostante le violenze, eppure capace di trovare soluzioni strategiche e decisive per concedere al figlio un futuro diverso.

Sorprendono la sincerità e l’espressività autentica di My name is Adil, durante i 74 minuti della visione: la ricerca di una vita “giusta” (Adil in arabo significa proprio uomo giusto) ma forse più di tutto, il sogno dentro al sogno. Viene raccontata una storia silenziosa e proprio per questo importante, che affida allo spettatore l’esperienza di sentirsi straniero.

 

MY NAME IS ADIL
di Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene
Italia, Marocco, 2016
Durata 74 min.

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Sull'autore

Marta Meneguzzo