cerca nel sito
 Saledellacomunità - News - 2003 - Dicembre - Sotto l'albero: la riforma del cinema 
Sotto l'albero: la riforma del cinema   versione testuale
In dirittura d'arrivo la legge sul cinema voluta dal ministro Urbani
Il 2003 che si sta per chiudere lascia un'importante eredità normativa, ovvero la riforma del cinema voluta dal Ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani. Questa riforma, introdotta a fine agosto con un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri, ha suscitato diffuse ed accese polemiche nel mondo cinematografico italiano. Sui tempi di approvazione, due le ipotesi: la riforma potrebbe essere pronta con il panettone o, al più tardi, la ritroveremo nella calza con l'anno nuovo. Il decreto legislativo, infatti, è attualmente allo studio della conferenza Stato-Regioni e dopo le opportune modifiche - anche su sollecitazione delle associazioni di settore - tornerà in Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva.
Nato dalla primaria esigenza di coordinare le disposizioni in materia, a partire dalla legge 4 novembre 1965, n. 1213, tale schema di provvedimento si propone di ricondurre l'intera materia a un sistema unitario e coerente sia in riferimento alle politiche pubbliche di settore che alla gestione delle risorse assegnate.
Le principali novità introdotte dal decreto consistono in:
- una procedura di finanziamento ai film di interesse culturale resa più semplice dall'accorpamento delle due attuali commissioni valutative (consultiva e per il credito) in un nuovo organismo chiamato a pronunciarsi sul riconoscimento dell'interesse culturale nazionale e sulla quota di finanziamento assegnabile;
- istituzione di un sistema di "reference" applicato ai produttori, i quali per ottenere i finanziamenti dovranno dimostrare la qualità del progetto filmico in esame, la stabilità economico-finanziaria della propria attività e la propria capacità commerciale. Questi due ultimi requisiti discriminano l'iscrizione dei produttori in due distinte categorie, alle quali corrispondono diversi livelli di finanziamenti massimi erogabili;
- istituzione della "Consulta territoriale per le attività cinematografiche" con l'obbiettivo di elaborare un piano triennale teso a individuare le aree geografiche su cui intervenire con incentivi e contributi per promuoverle economicamente (esercizio e industrie tecniche). La Consulta sarà composta da rappresentanti delle Regioni, degli Enti locali e delle associazioni di esercizio cinematografico e dovrà individuare gli obbiettivi della promozione cinematografica;
- equiparazione ai cittadini italiani dei cittadini membri dell'Unione Europea in attuazione di direttive comunitarie. Per quanto riguarda i film riconosciuti di interesse culturale, è fatto obbligo di effettuare in Italia almento il 30% della spesa complessiva del film: questa "territorializzazione della spesa" - fino a un massimo dell'80% del costo totale del film - va a beneficio delle imprese cinematografiche nazionali;
- revisione dei criteri valutativi per l'ammissione ai benefici di legge: oltre alla qualità artistica e tecnica dell'opera, vengono introdotti parametri automatici di valutazione ("reference system") che prendono in esame il background artistico dei soggetti (regista, sceneggiatore, cast, etc.);
- regolamentazione della comunicazione pubblicitaria - la cosiddetta "pubblicità occulta" -all'interno dei film: attraverso l'utilizzazione di marchi e prodotti all'interno dell'opera cinematografica si renderebbero disponibili fondi aggiuntivi per la produzione ("product placement");
- istituzione presso il Ministero per i beni e le attività culturali di un Fondo unico destinato al finanziamento degli investimenti promossi dalle imprese cinematografiche nella produzione, distribuzione ed esportazione, all'erogazione di contributi a favore dell'esercizio e dei proprietari di sale cinematografiche, alla concessione di mutui a favore delle industrie tecniche cinematografiche. Dopo una fase di transizione la gestione del Fondo unico - che accorpa i vari fondi già esistenti - sarà di competenza di Cinecittà Holding S.p.A;
- concessione di maggiori risorse al settore distributivo attraverso l'erogazione di contributi - quantificati sulla base dei risultati raggiunti dalla singola impresa di distribuzione nell'anno precedente - da reinvestire nella distribuzione di opere già recettrici di finanziamenti in fase produttiva;
- sistema di sostegno all'esercizio cinematografico che prevede contributi maggiori per quegli esercenti che si impegano a programmare consistenti quote di film nazionali ed europei;
- concessione di un contributo alle associazioni nazionali e ai circoli di cultura cinematografica corrisposto in riferimento alla struttura nazionale e all'attività svolta nell'anno precedente;
- sostegno alle varie attività cinematografiche (manifestazioni in Italia e all'estero, sale d'essai, conservazione e restauro del patrimonio filmico nazionale, mostre e festival cinematografici, riviste cinematografiche);
- estensione dell'iscrizione al pubblico registro ai film co-prodotti;
- conferma della Cineteca nazionale quale organo preposto alla raccolta e conservazione del patrimonio filmico.
 
Il decreto legislativo, inoltre, all'art. 2 fornisce la definizione di "sala di comunità religiosa" intendendo "la sala cinematografica di cui sia proprietario o titolare di un diritto reale o di godimento sull'immobile il legale rappresentante di istituzione o ente religioso riconosciuti dallo stato. La relativa programmazione cinematografica e multimediale, ivi svolta, deve rispondere a finalità precipue di formazione sociale, culturale e religiosa, secondo le indicazioni dell'autorità religiosa competente in campo nazionale". Tale definizione sostituisce quella precedente di "sala delle comunità ecclesiali" "secondo un corretto rapporto della normativa statale con le diverse confessioni religiose". (Relazione illustrativa)
stampainviacondividi