Sale della Comunità - Immagini irrevocabili
GRAN TORINO di Clint Eastwood
una riflessione di GIANFRANCO RAVASI



«Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli, / liberato dai molti inutili, / di cui l’epoca tragica e fatua / ci ha sovraccaricati…/ E vorrei passare questa soglia / sostenuto da poche, / sostanziali acquisizioni / e dalle immagini irrevocabili per intensità e bellezza / che sono rimaste / come retaggio».
 
Questi versi di un grande poeta come Mario Luzi esprimono il senso dello “sguardo” che getteremo ogni volta su un’immagine filmica. Il nostro occhio è, infatti, occupato da un ininterrotto flusso di immagini spesso inutili e “sporcate”. Ne sceglieremo invece una che sia “irrevocabile per intensità e bellezza”.
 
Ecco, allora, un fotogramma desunto dalla scena finale di Gran Torino di Clint Eastwood: il protagonista Walt giunge a un approdo di redenzione e - come in Mamma Roma di Pasolini ove il figlio muore “crocifisso” su un letto d’ospedale - egli chiude il suo itinerario umano in una crocifissione orizzontale. È quasi un’imitatio Christi, facendosi carico dei peccati suoi, di Thao, il suo giovane interlocutore, e dell’intera tormentata e lacerata società.
«Me, I finish things, that’s what I do», aveva detto Walt: nel modo in cui Eastwood fa finire le cose per sé e per i suoi personaggi è racchiuso un senso di compassione, di umanità, di salvezza. E quell’immagine “cristologica” ne è il simbolo e l’ideale suggello.
 
 Gianfranco Ravasi
 
 
(l‘articolo è stato pubblicato sulla rivista SdC - Sale della Comunità di Dicembre 2010)
 
 

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 02-MAR-12
 

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