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She Hate Me
di Spike Lee


Il direttore di una grande casa farmaceutica precipita dal quarantesimo piano, il suo vice precipita invece in un abisso nel quale la denuncia degli illeciti della sua azienda si trasforma in una ostinata persecuzione. Presto, peṛ, il dramma diventa commedia e l’uomo, per guadagnarsi da vivere, vende il suo seme a donne lesbiche. Il film è brillante anche se indugia su grandi temi come l’ipocrisia della gente, l’America di Nixon e di Bush, e il confronto etnico perennemente insoluto tra bianchi, neri e italiani. Il divertimento è comunque garantito da sequenza come quella dell’apparizione di Turturro nei panni di Don Angelo Bonasera, un mafioso autoironico che fa il verso a Il Padrino, che, se non raggiunge gli esiti esilaranti di quella del Grande Lebowski, giustifica da sola la visione della pellicola.
Non c’è peṛ soltanto leggerezza, in She hate me, e il finale non va interpretato con le certezze della morale ma con le vette dell’utopia e le sue metafore: così, l’idea che un uomo si faccia marito di tutte le donne del mondo e padre di tutti i bambini rende il film certamente più affascinante, e le nostre giornate, funestate dai fatti di cronaca, insopportabilmente più dolorose. (A.C.)


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 06-SET-04
 

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