Sale della Comunità
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Il cinema a Termoli si deve a Sant'Antonio
Grazie alla mobilitazione popolare riapre la sala della comunità in un contesto di offerta culturale ridotta all'osso

Se non fosse per la raccolta firme che si è deciso di avviare quando le porte del cinema Sant’Antonio continuavano a rimanere serrate, si sarebbe potuto pensare che in città, che ci sia o meno un luogo dove assistere a prime cinematografici o a performance teatrali, sia interesse di pochi. Invece quelle 400 sottoscrizioni a favore della riapertura della sala parrocchiale sono la dimostrazione dell’esatto contrario. La notizia dell’imminente riapertura ha rincuorato molti. Soprattutto in una città come Termoli, dove la crescita demografica sembra essere inversamente proporzionale alla nascita/mantenimento degli spazi culturali.

Dalla chiusura del Lumiére sono già trascorsi due anni. Da allora i palcoscenici si sono ridotti all’osso. Così, ad eccezione di qualche sporadica rappresentazione - arrangiata alla meno peggio su palcoscenici improvvisati - la stagione teatrale è stata messa in soffitta. In definitiva, per assistere a spettacoli di un certo tenore occorre montare in auto e farsi quei 20, 30 a volte anche 70 chilometri per raggiungere strutture ben più attrezzate.

Per fortuna il cinema Sant’Antonio, «almeno quello» - come commenta la gente - riaprirà a breve. «Ho già rassicurato chi mi ha dato questi fogli firmati», ha spiegato l’energico don Silvio Piccoli. Un cinema parrocchiale, tra l’altro il più antico della piazza con i suoi 45 anni suonati, e fino ad oggi sfruttato per proiezioni, convegni e piccole rappresentazioni.

Il pericolo, temuto da una nicchia di appassionati, di vedere abbassare per sempre le saracinesche del centralissimo cinema sono state così scongiurate. «Stiamo affrontando la questione inerenti alla gestione della sala, ma a breve riprenderanno le proiezioni», ha proseguito il sacerdote. Il “Sant’Antonio”, come comunemente viene definito, fu realizzato nel ’67 in sostituzione del vecchio Cinema Moderno. Inizialmente contava meno di 200 posti a sedere. Dopo la ristrutturazione del 1990 le poltrone salirono a 270. Termoli, oggi, vale a dire novembre 2011, conta circa 32mila abitanti, anche se poi raccoglie un bacino d’utenza (considerando i vari centri limitrofi) destinato soprattutto nel fine settimana a raddoppiare. Eppure, in città, ci sono solo due sale. Una momentaneamente ancora chiusa, l’altra, il cinema “Oddo”, funzionante, ma pur sempre una sala parrocchiale.

«In generale quello che ho notato – ha spiegato don Silvio – è comunque una diminuzione negli ultimi anni di affluenza agli spettacoli. Forse è per i costi dei biglietti. Forse perché quei film che un tempo impiegavano anche due anni per arrivare in tv, adesso si reperiscono molto più velocemente».
Ma tra i termolesi c’è anche chi preferisce emigrare altrove per vedere proiezioni e prime cinematografiche. Quindi si lascia Termoli per mete «più attrezzate». Vasto per esempio. Quella più vicina.

Intanto Termoli si prepara a un nuovo inverno. Senza teatri e senza cinema. Al di fuori di quelli parrocchiali ovviamente.
 
(fonte: primonumero.it)

 


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