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Tempo, evento e storia
Un sentiero tra cinema e filosofia

Oggi si è tenuto all'Università degli Studi di Lecce il convegno di studi "Tempo, evento e storia. Un sentiero tra cinema e filosofia" organizzato dal Dott. Gianni Scarafile, assegnista di ricerca presso la Cattedra di Filosofia Morale diretta dal Prof. Mario Signore. Al convegno hanno partecipato: Mons. Francesco Cacucci, Prof. Dario E. Viganò, Prof.ssa Daniella Iannotta, Prof. Mario Signore. Tema del convegno la dimensione temporale come punto di confluenza tra cinema e filosofia; come ha sottolineato Scarafile (fresco autore di Proiezioni di senso Sentieri tra cinema e filosofia foto 1): "Il punto nodale sta nella insopprimibile esigenza a nominare l'Essere che cinema e filosofia condividono". Un'esigenza in primis temporale: pensiero in movimento e immagini in movimento rappresentano due linee parallele in cui si situa il sentiero comune tra cinema e filosofia. Il fusso (tempo), la determinazione (evento) e la significazione (storia) costituiscono canoni ineludibili di interrelazione cine-filosofica: "Le analisi della filosofia - prosegue Scarafile - individuano nella dimenticanza nei confronti dell'Essere (Seinsvergessenheit) la genesi del problema della eclissi del senso, collocando nel cuore stesso del nichilismo l'atteggiamento che conduce, obliato l'Essere, a «promuovere solo l'ente» (Heidegger).Il cinema, dal canto suo, attraverso le sue specifiche risorse, è titolare di una particolare modalità di nominazione dell?esistente che permette ad esso di sottrarsi alla erosione di senso delle consuete strutture segniche, restituendogli una eloquenza rispetto all'essere in grado di dischiudere nuove prospettive, nuove aperture di senso".
Un percorso che, indicando nel contenuto filmico il risultato della tradizione filosofica, d'altra parte - come ha ribadito la Prof. Iannotta, traduttrice italiana delle opere di Paul Ricoeur - "apre all'innovazione di un domandare qui ed ora, poiché la questione del senso urge e sollecita che prendiamo posizione».
Queste proiezioni di senso si sono poi palesate sullo schermo cinematografico nel pomeriggio con la proiezione di Les jours où je n'existe pas (I giorni in cui non esisto foto 2) di Jean-Charles Fitoussi. Il film, tratto da una novella di Marcel Aymé, è stato presentato nel 2002 a Cannes, a Torino, a Locarno e a Belfort - dove ha vinto dei premi - e all'Infinity Festival 2003 di Alba, dove Fitoussi ha tenuto una seguitissima lezione sul rapporto letteratura-cinema nell'adattamento cinematografico. Il direttore di Infinity Festival, Luciano Barisone, al termine della proiezione ha intervistato il cineasta francese, che ha dichiarato: "Mi piacerebbe che il fantastico emergesse dal quotidiano, che le cose più insignificanti si caricassero, senza averne l'aria, della stranezza propria alla storia di semiesistenza di Les jours où je n'existe pas. Tutto questo senza altri effetti speciali che quelli del montaggio e del linguaggio, questo «potere magico» del discorso che riesce a far esistere immediatamente nell'immaginazione le cose invisibili". Un film affascinante che - come ha detto Luciano Barisone - parla del presente dell'uomo, del suo dilemma esistenziale, chiuso fra l'anonimato del tempo e la memoria identitaria, fra il comprendere la vita e il non poterla abbracciare tutta, fra il desiderio di onnipotenza e la coscienza del limite. Una sorta di fenomenologia di un mistero, filtrata attraverso la densità materica dei suoni, dei luoghi, dei corpi d'attore (come se solo attraverso la pesantezza della materia si potesse cogliere lo spirito che anima le cose)".
(F. P.)

 
  • Les jours où je n'existe pas

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