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QUELLA NOTTE CHE LA NOTTE NON VENNE
Parola d’ordine? Memorare!

“Passami il coso, il coso là vicino al coso! […] hai presente il coso?!”
Tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo pronunciato la parola “coso” o il verbo “cosare” perché proprio in quel momento il nome proprio di quell’oggetto o azione che ci serve non fa capolino nella nostra mente, si nasconde in mezzo al nostro vocabolario. Non lo troviamo oppure ce ne siamo dimenticati?
E’ questo l’interrogativo che lo spettacolo Quella notte che la notte non venne, prodotto dall’associazione Schegge di Cotone, solleva attraverso la storia di Margherita, un’adolescente che si rende conto che qualcosa sta sfuggendo, più che dalle mani, dalla sua mente. Decide così di non voler più addormentarsi perché ostinata a ricordare, ma il sonno ha la meglio su di lei. Margherita si ritrova in un mondo che non è il suo, che letteralmente non capisce perché l’italiano è stato stravolto: chi parla ha perso le vocali, i nomi delle cose, le regole grammaticali e il senso delle parole. Solo due sono le ancore di salvezza della protagonista: i disegni fatti da un bambino e la parola “Vola”.
Quella notte che la notte non venne, infatti, riflette su come la lingua italiana non venga più coltivata nella nostra quotidianità. Congiuntivi, sostantivi dal suono inusuale, participi e linguaggi formali sono diventati l’incubo di chi parla. A ciò si aggiunge il fatto che, in un mondo governato dal linguaggio semplificato e contratto di sms, chat, mail, è raro soffermarsi sul valore che le parole racchiudono perché ciò che conta è la comunicazione veloce e istantanea, che riduce tutto all’essenzialità. Perdiamo così la ricchezza del nostro lessico e le sfumature di significato, ma soprattutto la capacità di esprimerci. Lasciamo così che la banalità dilaghi nei discorsi di tutti i giorni.

Oltre alla strabiliante maestria dell’autore Emanuele di Giacomo nei giochi linguistici e l’eccezionale interpretazione di Ottavia Leoni e Chiara Lombardo, geniale è aver portato in scena la problematica della povertà lessicale attraverso uno spettacolo di Teatro Ragazzi che fa sì sorridere i più piccoli con la strega Rubarobe o con la metachiacchiera di Sguinzola, ma che contemporaneamente mette in guardia i più grandi contro la scarsità e monotonia di linguaggio che colpisce fin da bambini. Proprio da loro deve rimettersi in marcia l’educazione linguistica.
Il messaggio che leggiamo fra le battute di questo spettacolo non si limita al linguaggio, ma va oltre. Alla fine del suo viaggio, Margherita impara, e quindi ci insegna, che è essenziale prendersi cura delle cose, delle parole, delle persone e di tutto ciò a cui si tiene perché dimenticare è sinonimo di dissolvere.

 

QUELLA NOTTE CHE LA NOTTE NON VENNE
drammaturgia Emanuele Di Giacomo
con Ottavia Leoni e Chiara Lombardo
disegni e scenografie Schegge di Cotone
costumi Eva Seeber
una produzione Associazione Ersilio M., Teatro Il Moderno, Schegge di Cotone
dai 7 anni e per tutte le età

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Sull'autore

Giulia Teverini