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IL RAGAZZO INVISIBILE – SECONDA GENERAZIONE (Gabriele Salvatores)
La seconda madre

Michele Silenzi ha sedici anni e, come tutti gli adolescenti, ha i problemi tipici di un’età difficile: un amore non corrisposto e la difficoltà nel rapportarsi con il mondo degli adulti. Oltre a ciò deve anche gestire uno straordinario potere che lo rende differente da tutti i suoi coetanei. All’improvviso però nella sua vita entrano due donne destinate a sconvolgerla ulteriormente: Yelena, che ben presto scopre essere la sua madre naturale, e Natasha, una strana ragazza dotata anch’essa di poteri fuori dal comune.

 

Secondo capitolo di quella che si propone come la più significativa risposta italiana alle saghe di supereroi che caratterizzano il cinema made in USA del Terzo Millennio, il ritorno alla regia di Gabriele Salvatores purtroppo non convince, seppur Il ragazzo invisibile – seconda generazione sia da ascrivere come un oggetto curioso all’interno di una filmografia ultratrentennale come la sua. Il suo diciassettesimo titolo è infatti caratterizzato da una commistione tra continuità e novità in cui convergono temi ed elementi a lui cari (lo sguardo sugli adolescenti che ne caratterizza l’ultima produzione, almeno da Io non ho paura), carsici (la passione per una via italiana degli effetti speciali digitali, espressa già in Nirvana e Denti e qui affidata alla società “Frame by Frame”) o del tutto inediti (la sperimentazione del racconto seriale). Un oggetto insomma che nel suo pur apprezzabile tentativo di distinguersi dalla produzione cinematografica italiana coeva, finisce per rifletterne tutta l’impasse rispetto al resto.

Se infatti nel primo capitolo già s’intravedeva qualche limite, che però diventava trascurabile rispetto al risultato complessivo e, soprattutto, all’aspetto progettuale che la natura crossmediale del prodotto esaltava (contemporaneamente al film escono infatti una graphic novel e un romanzo), qui gli aspetti difettosi sembrano essere più evidenti e dunque sovrastare i buoni propositi. A cominciare dalla stessa regia di Salvatores che sembra nascondersi dietro uno script di maniera e che in parte contribuisce all’anodina consistenza dei due giovani protagonisti.

 

Regia Gabriele Salvatores

Con Ludovico Girardello (Michele), Galatea Bellugi (Natasha), Ksenia Rappoport (Yelena), Ivan Franek (Andreij)

Italia 2018

Durata 96’

 

 

 

 

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Sull'autore

Francesco Crispino