Ai miei tempi Rubriche

Ricordi a colori
Sogni, emozioni e proiezioni sull’avvolgifilm della memoria

I ricordi legati all’infanzia dei nostri genitori o alle vite dei nostri nonni – lo sappiamo – sono in bianco e nero perché è il tono che assumono quando diventano tangibili, nella forma di una foto o di un vecchio filmato. Ce lo immaginiamo in bianco e nero, per esempio, il ricordo di Nidio Grego, da bambino, che portava le caldarroste nella cabina di proiezione e le mangiava, insieme al papà e allo zio, dopo averle riscaldate nella lanterna a carboni (proprio come faceva Alfredo con la sua cena nel film Nuovo Cinema Paradiso). Ad accompagnare le castagne, per il piccolo, c’era un’aranciata e per i due adulti qualche bicchiere di vino. Non tutto il passato, però, è in bianco e nero. Il passato recente, per esempio, è a colori, anche se la “grana” e la nitidezza cambiano a seconda dei decenni. Ci pensiamo, lavorando con l’immaginazione, mentre Nidio sfoglia velocemente i suoi taccuini e snocciola episodi e date occorsi negli ultimi venticinque anni.

«Con la crisi del cinema dovuta prima all’avvento dei videoregistratori e poi all’adeguamento alle nuove norme di sicurezza, molte delle nostre sale hanno chiuso i battenti». C’è sempre un senso di sconfitta quando un cinema chiude e diventa un ristorante, un negozio o un parcheggio. Sembra di chiudere la saracinesca sui nostri sogni. «Io a Cartigliano» – dice Nidio con orgoglio – «finché ho avuto la possibilità ogni tanto facevo “girare” il proiettore, con qualche pezzo di pellicola, per tenerlo vivo; poi il mio lavoro ha cominciato a portarmi in giro [di mestiere Nidio fa il tecnico elettronico, occupandosi di macchine nel settore dell’alta frequenza] e ho smesso per un po’ di avere il polso della situazione». Così il cinema San Pio X, dopo aver proiettato il cartone Candy & Terence (film di montaggio realizzato con spezzoni della serie animata giapponese Candy Candy), nel dicembre 1981 chiude. L’attesa è lunga. Nel frattempo lo zio Giuseppe, maestro e mentore di Nidio, muore in un incidente sul lavoro e per la comunità di Cartigliano è come perdere all’improvviso una parte del proprio cuore. Se fossimo in un film, vedremmo le foglie cadere dagli alberi e la pellicola bloccarsi, dopo aver corso veloce sul proiettore. Anche nella vita, come nel cinema, ogni tanto si deve “andare a capo”.

«Verso la metà degli anni Novanta» – ricorda Nidio – «a Cartigliano si ricominciava a pensare alla sala ma la parola cinema (ho saputo poi) non era nei pensieri di nessuno. Si pensava solo a dar vita allo stabile, renderlo utilizzabile per molti altri scopi (attività sportive e ricreative) e anche i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza non ne prevedevano l’uso come sala cinematografica». Dopo un anno dai lavori, però, il bilancio dice che le spese di manutenzione superano le entrate e si pensa così di riaprire la storica sala al mondo della cultura.

Nidio viene interpellato per la parte relativa al cinema. «La passione non era mai tramontata ma nel frattempo era cambiata la vita . Non potevo più contare su mio papà: non che non fosse interessato ma a 70 anni gli mancavano le forze per gestire un impegno simile. Però ho parlato con i miei fratelli, che mi hanno infuso fiducia e dato il loro sostegno. Da qui stavolta siamo ripartiti». La sala subisce ulteriori lavori di ripristino e adeguamento. «Ho fatto acquistare un proiettore usato perché il nostro non mi dava più garanzie e ho iniziato a “dar lezione” ai miei fratelli nella cabina di proiezione. Mi sono fatto aiutare dal personale di alcuni cinema dei paesi vicini e ho potuto così studiare le novità tecnologiche e portarle da noi. Tutto era diventato più semplice rispetto ai miei tempi». Era il 1998 e la “bottega di Cartigliano” era rinata.

Nel giro di un anno anche gli altri fratelli Grego, Francesco e Roberto, erano pronti e nell’agosto 1999, in un’estate vicentina per loro indimenticabile, hanno preso il patentino di operatori cinematografici. «I primi tempi» – ci confida Nidio – «cercavo di ridurre al minimo i viaggi di lavoro per avere la possibilità di seguirli». Nel frattempo, però, la curiosità e l’ingegno continuavano a produrre frutti: «Sono riuscito anche a “modernizzare” l’antico proiettore mettendo una lanterna con lampada al posto dei carboni e rifacendo tutto il sistema elettrico. Ho anche automatizzato l’avvolgi-film senza che fosse necessaria la mitica manovella. Alla fine, quindi, potevamo disporre anche di un proiettore di riserva per la cabina, vecchio quanto vuoi ma (tutt’ora) affidabile e perfettamente funzionante». Il nuovo secolo segna così l’inaugurazione della sala ristrutturata. Era il maggio 2000 e a Cartigliano si proietta il cartone Disney T come Tigro. Nidio ha conservato lo statino di verifica della pellicola, che recitava: “Copia strisciata leggermente, buona e con coda intervallo”.

Sono i dettagli che danno sostanza ai ricordi. Con un film per bambini, nel 1981, la sala aveva detto “arrivederci” al suo pubblico e con un altro cartone animato, vent’anni dopo, gli aveva detto “bentornato”. Riusciamo quasi a sentire le voci di quei piccoli spettatori che dovevano affollare la sala alla riapertura. Il mondo nel frattempo era cambiato. Gli ultimi spettatori bambini del vecchio cinema, a loro volta, erano diventati adulti. I loro ricordi, come quelli del piccolo Nidio che riscaldava le castagne nella lanterna del proiettore, erano ingialliti e leggermente rigati. Tutti, però, ancora in buono stato. La saracinesca era stata risollevata. La magia del cinema era ancora viva.

5 – continua

Scrivi un commento...

Sull'autore

Raffaele Chiarulli

Raffaele Chiarulli

Guido un workshop di critica cinematografica presso l’Università Cattolica di Milano e insegno cinema dalle scuole materne alle università della terza età.

1 Comment

  • Anche questa volta uno splendido, affettuoso reportage. È vero: vale proprio la pena almeno una volta ogni tanto fissare con cura lo sguardo su tutto ciò che in sala, quando lo schermo all’inizio del film si illumina, resta in penombra.