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STRANIERO IO?
La domanda in un film documentario

Intervista alla regista Cristina Maurelli

Cosa significa essere straniero? È straniero chi è nato fuori dai confini ed è diventato italiano? E chi è nato in Italia, ma non è italiano? E chi vive e lavora in Italia e sente che questo è il suo Paese? Il nostro portinaio, il nostro medico, il nostro compagno di scuola sono davvero stranieri? Allora è straniero chi è diverso? E dunque non siamo tutti stranieri?” Sono davvero tantissime le domande che hanno portato alla luce Straniero io? film documentario diretto da Cristina Maurelli e Carlo Concina e prodotto dalla Liberi Svincoli. Scoperto in sala a Carugate all’interno della mini-rassegna “La vita oltre”, dove figuravano anche il bellissimo “Life Animated” e l’importante “La botta grossa”, Straniero io? è un film urgente e necessario, utile ad approfondire una tematica mai quanto oggi attuale e a suscitare un riflessione vicina a ciascuno di noi.  Nei volti e nei primi piani dei protagonisti di questo film si scorge il desiderio di una vita migliore; dai loro occhi trapelano tristezza e speranza; e attraverso le loro parole si percepisce l’amarezza di non sentirsi mai completamente accettati, la sensazione di un vuoto che non si riesce a colmare del tutto, la mancanza di un Paese che puoi davvero chiamare tuo e la preghiera che la gente impari un giorno a non cambiare marciapiede quando incrocia per strada un viso diverso. C’è in Straniero io? il mondo sfaccettato di culture e identità diverse accomunate tutte dal solo intento di sentirsi parte di un Paese.

Mossi dal desiderio di saperne di più, abbiamo chiesto alla regista Cristina Maurelli di rispondere alle nostre domande e raccontarci perché e quanto è importante oggi vedere e parlare di un film come questo.

Com’è nata l’idea di realizzare questo film?
“Straniero io?” è stato girato a Monza e realizzato per il progetto “Cronache d’integrazione”. Abbiamo pensato a realizzare un film corale che affrontasse il tema della migrazione da un punto di vista diverso da quello che i media ci mostrano ogni giorno.

In che modo avete selezionato le storia da raccontare nel documentario?
Inizialmente abbiamo contattato le associazioni del territorio che si occupano di migrazione e che ci hanno fatto da primo filtro sulle persone e sulle storie da incontrare. Abbiamo poi selezionato le persone da intervistare, entrando direttamente in contatto con loro e le realtà in cui vivono. Da questi incontri è nato “Straniero io?” un mosaico di volti, un mix di parole, sorrisi e pensieri che mostra quanto la nostra società sia un melting-pot ricco di diversità. Il film dà voce a chi normalmente non ne ha, tratta il tema della migrazione al di là delle ideologie, mettendo a confronto immigrazione passata con quella più recente ed evidenziandone contrasti e problematiche e permette allo spettatore di riflettere sui grandi cambiamenti sociali in atto.

Quali sono stati gli aspetti che vi hanno maggiormente colpito durante la lavorazione?
Man mano che giravamo, che incontravamo persone, che scoprivamo realtà nuove, diventava chiaro che non era possibile trovare un’esemplificazione. Non c’era cioè una storia che poteva diventare esplicativa. Più giravamo più diventava evidente che la “categoria” straniero era indefinibile e che ogni tentativo di semplificazione, falliva. Ogni storia è a sé. Perché ogni persona è unica. E il fatto di essere “straniera” è solo un pezzettino di quella storia. Per questo abbiamo deciso di raccontare tutte le storie e le persone che abbiamo incontrato. E avremmo potuto continuare…

In questo film raccontate di una normalità che è per molti di noi sconosciuta. Quali sono le principali motivazioni che vi hanno spinto in questa direzione?
Abbiamo semplicemente dato voce a quella parte di persone a cui di solito non viene data perché “non fanno notizia” decidendo di raccogliere il punto di vista di persone di diversa nazionalità, età e storia personale, considerati “stranieri” per il colore della pelle, per il modo di parlare, per il velo indossato, per quei pregiudizi, difficili da estirpare, che tendono a etichettare le persone

State portando il vostro documentario in giro e in molte sale. Com’è cambiata la percezione dello straniero negli italiani dall’uscita del vostro film a oggi?
“Straniero io?” sta facendo il giro delle principali sale italiane da più di un anno. Cerchiamo sempre di accompagnare il film con la nostra presenza per incontrare il pubblico e capire da loro qual è la percezione sul tema. Quello che ci è stato restituito è che nei mesi la percezione dello straniero è notevolmente mutata nel nostro Paese. Gli eventi politici, l’avvento delle elezioni hanno generato un clima d’odio e di paura. I cittadini sono preoccupati e sempre più chiedono alle istituzioni aiuto nel fronteggiare questo clima d’odio portando le proiezioni nelle scuole medie e superiori per aiutare i loro figli ad interrogarsi su quello che sta effettivamente accadendo.

Cosa sperate di comunicare attraverso questo vostro documentario?
Pensiamo che la parola straniero non debba più esistere. Che forse non hanno più senso nemmeno le parole confine, territorio, Paese…Alla domanda “dove è casa?” la gran parte degli intervistati ha risposto dove ci sono i miei figli. Affondiamo le nostre radici negli affetti più cari: sono questi che ci rendono tutti… umani.

 

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Sull'autore

Marianna Ninni