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FILMCRONACHE SU “IL DIO NASCOSTO”
La prima uscita 2022 sulle tracce dei film in cui "il sacro si veste da profano"

Un titolo impegnativo, “Il Dio nascosto: quando il sacro si traveste da profano”, per indagare quella spiritualità segreta, talvolta confusa e contraddittoria, ma spesso sorretta da una fede autentica, che un certo cinema contemporaneo ha indirizzato verso l’Alto, pur prelevandola da una quotidianità fragile, ambigua e provocatoria.

Attraverso quattro saggi critici sul tema, il nuovo numero di Filmcronache si muove dunque lungo le tracce di quei film (e di quegli autori) in cui la presenza di Dio appare spesso offuscata dalle seduzioni, dagli inganni e dalle miserie dell’incompiutezza umana.

Nel suo intervento, Tomaso Subini, docente di Cinema, fotografia, televisione e nuovi media all’Università degli Studi di Milano, si interroga su “Che cos’è un film religioso?”, ponendo una domanda di fondo alla quale, dagli anni ’50 e ’60, hanno cercato di rispondere studiosi, ricercatori e istituzioni, esplorando nel contempo le liste ‘ufficiali’ dell’epoca, contenenti opere controverse come Francesco giullare di Dio o Il Vangelo secondo Matteo. “Dietro le divise: il ‘mestiere’ della fede” è invece il contributo di chi scrive, che in un’ampia panoramica, sospesa tra la beatitudine celeste e il precipizio terreno, rintraccia in alcuni recenti film come Corpus Christi, Agnus Dei, Maternal, Gli occhi di Tammy Faye e Beginning la veicolazione di una fede nutrita di preghiera e testimonianza, ma anche, non di rado, affaticata da sofferenze interiori e crisi vocazionali.

Nel suo intervento, intitolato “Imago Dei, fra natura e mito”, Francesco Crispino evidenzia poi come un universo di simboli, mitologie e memorie ancestrali (e film come La vita nascosta–Hidden life, The Book of Vision, Non cadrà più la neve, Valley of the Gods, Piccolo corpo e Re Granchio) rimandino ad un Dio immanente e pervasivo, capace di manifestarsi in tutta la sua potenza a chi si dispone ad accoglierlo.

Infine, con “Titane: un viaggio nuovo (e antichissimo) nella vita”, padre Guido Bertagna, gesuita, già direttore del Centro culturale San Fedele di Milano, analizza a tutto campo il film di Julia Ducournau, Palma d’oro di Cannes 2021: una parabola postmoderna e postumana su un amore capace di accogliere l’altro oltre ogni ragionevole attesa. A chiudere questo numero di Filmcronache gli echi della Berlinale, con Alcarràs della spagnola Carla Simòn premiato con l’Orso d’oro, e del Torino Film Festival, in cui a prevalere è stato Between two dawns del turco Selman Nacar. Buona lettura.

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.