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Massacro di Natale

Francesco Crispino

9 Settembre 2026

IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO (Edoardo De Angelis)
Massacro di Natale

Approfondimenti cinema, Venezia, Filmcronache | 0 commenti

Antonio ha costruito a Milano una famiglia e una carriera di successo, lontano da sua madre Angela, donna esagerata nel bene e nel male, concentrato di quella napoletanità dalla quale i figli avevano cercato di fuggire emigrando al Nord. La madre lo raggiunge per Natale e la cena della vigilia diventa così un campo di battaglia emotivo che fa riemergere un passato di incomprensioni. La serata si trasforma in una resa dei conti destinata a cambiare il senso del loro legame: un amore che brucia come un fuoco dentro.

Tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis mette in scena un gioco al massacro familiare che si consuma tra la vigilia e il giorno di Natale e che è interamente ambientato in un unico spazio. Proprio la concentrazione dello spazio e la contrazione del tempo suggeriscono la matrice teatrale del film, che sembra caratterizzare questa fase del cinema di De Angelis. Non a caso, sono frequenti le evocazioni del teatro eduardiano, soprattutto Natale in casa Cupiello, a partire dalla centralità del pranzo familiare come luogo di esplosione delle tensioni. Insieme a Eduardo, il riferimento più prossimo sembra però essere Festen di Thomas Vinterberg, riletto in chiave mediterranea. Il raggelante clima del film danese lascia infatti spazio al cibo e alla sua preparazione, agli eccessi e a una fisicità debordante.

Il regista partenopeo fa infatti diventare l’appartamento un vero e proprio campo di battaglia e ordina la macchina da presa facendola aderire ai propri personaggi con una prossimità claustrofobica. Privilegiando i piani ravvicinati, i particolari e i dettagli, e frammentando continuamente i corpi, che confluiscono l’uno dentro lo spazio dell’altro senza però dare mai l’impressione di poterlo realmente condividere. Scelta che si inserisce coerentemente nel percorso di De Angelis, da sempre interessato a raccontare identità, legami familiari e forme di marginalità attraverso personaggi costretti dentro spazi fisici e sociali che ne riflettono le contraddizioni. Ma qui tale tensione si concentra interamente all’interno del nucleo familiare e, soprattutto, in una figura materna che diventa il punto di collisione tra generazioni, culture e differenti modi di concepire la propria appartenenza.

Un massacro familiare nel quale esplodono conflitti diversi: quello personale tra la madre e due dei suoi tre figli; quello generazionale tra la donna e i nipoti; e infine quello culturale, tra la sua visione meridionale e quella della “civile Milano”, incarnata dalla moglie del figlio e dai suoi figli. Dietro la ferocia delle parole affiorano così ferite, risentimenti e forme di amore incapaci di trovare una manifestazione diversa dall’aggressività. La prossimità dello sguardo permette al regista di dosare con sapienza il registro comico e quello drammatico. Si ride, spesso amaramente, per poi ritrovarsi improvvisamente dentro una situazione dolorosa. Il grottesco nasce dalle stesse dinamiche familiari che alimentano il dramma, in un equilibrio sostenuto dalle notevoli interpretazioni di Vanessa Scalera e Lino Musella, capaci di restituire ai personaggi una fisicità e un’umanità che vanno oltre la caricatura. Il film si muove così sul confine tra commedia nera e tragedia familiare, facendo dell’eccesso la propria cifra, ma è qui che risiede anche il suo rischio, poiché talvolta la costruzione appare programmatica.

Alla fine sembra salvarsi soltanto il cappone. Destinato alla tavola di Natale, riesce a svicolare dal pericolo e resta a osservare impassibile ciò che accade nell’appartamento. Una chiusa quasi farsesca che si fa perfetta metafora: è lui l’unico spettatore di una guerra domestica nella quale tutti sono contemporaneamente vittime e carnefici.

Regia Edoardo De Angelis

con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno

Italia 2026

Durata: 94′

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