Tutto sembra perfetto attorno alla famiglia dei Colonna, imprenditori del tessile, nome omen di solidità per l’alta borghesia barese. È Anna, la moglie e madre dei due piccoli rampolli, ha inseguire il sogno di perfezione. E perfetta, infatti, appare la festa nel grande giardino della villa con gli ospiti di candido come la serafica atmosfera che li pervade. Ma d’improvviso un evento traumatico, e la conseguente apparizione di un’estranea nella vita di Anna, sono destinati a cambiare per sempre i destini di quattro Colonna.
Si conferma un cinema ad alte intensità e densità quello di Paolo Strippoli che, con L’Estranea, perfeziona la propria cifra stilistica, articolando tematiche già parzialmente affrontate, nutrendole però di una maggiore consapevolezza formale, che, anche in questo caso, non prescinde dal genere ma anzi, lo governa con sicurezza e passione. Se infatti il giovane cineasta di Corato aveva già ragionato sulla famiglia e la comunità mettendo in evidenza le storture emotive e morali insiste nei legami, ne L’estranea questo si intensifica e rafforza esattamente come la pioggia che va travolgere ogni status quo. Del resto l’elemento acquifero appartiene allo sguardo inquieto di Strippoli a partire da Piove del 2022, capace di mescolare l’horror alla tragedia, la narrazione psicanalitica all’afflato della compassione. Esattamente come nel precedente La valle dei sorrisi, e come da tradizione del cinema horror-thriller, è l’irruzione di un personaggio esterno a scatenare la tempesta fisica e psicologica della famiglia o comunità. Ma se nel film del 2025 si trattava dell’insegnante di educazione fisica sopraggiunto nel paese montano, qui “l’estranea” è una donna venuta dal nulla. Sta allo spettatore decidere se si tratta di un’apparizione o di una proiezione della protagonista Anna, il punto di vista del film strutturato in capitoli dentro a una cornice che racchiude i flashback di anni precedenti per un arco temporale complessivo di 27 anni. Sostenuto dalla recitazione di interpreti di prima fascia come Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e soprattutto una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi nei panni di una faustiana tentatrice, Strippoli organizza dunque un testo dai profili archetipici che indaga le viscere profonde del conscio e dell’inconscio utilizzando simbologie, metafore e drammaturgie classiche in una grammatica audio-visiva potente ed esperienziale.







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