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THE WIFE – VIVERE NELL’OMBRA (Björn Runge)
Le ferite nascoste di un matrimonio

Una telefonata all’alba, proveniente dall’Europa, annuncia allo scrittore americano Joe Castleman e alla moglie Joan la vittoria del premio Nobel per la letteratura. La coppia, insieme al figlio, ormai adulto ma ancora intimorito dalla figura paterna, parte per Stoccolma. Durante il soggiorno in Svezia, tra i preparativi in vista della cerimonia di premiazione, Joan ripensa ai quarant’anni passati al fianco del marito, ai tanti, faticosi compromessi accettati e ai dolorosi sacrifici su cui si è basato il loro matrimonio…

 Ancor più del messaggio che reca in sé, l’emancipazione femminile, tanto più attuale in tempi di rivelazioni pubbliche di soprusi, molestie e discriminazioni subìte dalle donne, sono la solidissima sceneggiatura e le interpretazioni superlative dei due protagonisti a dare consistenza e profondità a The Wife. Se il plot (firmato da Jane Anderson, adattamento dell’omonimo romanzo di Meg Wolitzer) intreccia con minuziosa trama e dialoghi mai banali, all’interno della relazione coniugale, passione, devozione, ambizione, risentimento, mantenendo sottopelle per quasi tutto il film la dignità ferita della donna e la mediocrità morale dell’uomo, le prove maiuscole di Glenn Close e Jonathan Pryce, in un equilibrio dialettico ragguardevole, assicurano al lungometraggio dello svedese Björn Runge un’elevata energia drammaturgica.

Vicino per analogo, raffinato scandaglio di una coppia di mezz’età alla radiografia operata da Andrew Haigh in 45 anni, e debitore della lezione di Bergman (non tanto de Il posto delle fragole, pure incentrato sulla consegna in età avanzata di un prestigioso premio accademico, quanto delle tensioni relazionali di Scene da un matrimonio), The Wife pulsa soprattutto dell’intensità emanata da Glenn Close, capace di contenere in un solo sguardo una ricchezza esemplare di sfumature, che dallo spaesamento esistenziale tracimano in rabbia repressa, per poi ricomporre ogni frammento emotivo in una placida, sottomessa condotta di vita. Una vita “nell’ombra”, come recita il sottotitolo del film, che con alcuni flashback conduce lo spettatore dagli anni ’90 agli anni ’50, alla prima stagione del rapporto tra Joe e Joan, ma che appare segnata contemporaneamente sia dal desiderio di liberazione dalle catene che imprigionano l’anima che dalla necessità di ricomposizione di ogni frattura affettiva.

E’ lì, in piccoli gesti ora riconcilianti ora separatori, che The Wife trova il suo punto di contatto diretto con il pubblico. Un “movimento all’unisono”, eppure irrimediabilmente individuale (come la telefonata dell’annuncio del Nobel ascoltata dai due coniugi da due cornette diverse, così come, sempre in simultanea e su due distinti apparecchi, la notizia della nascita del loro nipotino), che si fa metafora di ondulazioni sentimentali non più sopportabili. Destinate a confondere e (forse) ad annullare colpe e ragioni.

THE WIFE – VIVERE NELL’OMBRA
Regia: Björn Runge
Interpreti: Glenn Close, Jonathan Pryce, Christian Slater, Max Irons, Harry Lloyd
Nazionalità: Usa, Svezia, GB, 2017
Durata: 100′

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Sull'autore

Paolo Perrone

Paolo Perrone

Giornalista professionista, autore per Le Mani di "Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica", ha scritto numerosi saggi sul cinema e collaborato con alcuni dei più autorevoli periodici russi. È membro di giuria dei David di Donatello.