E’ l’unica donna in concorso a Venezia 83 a vincere il Leone d’oro, sbaragliando così la concorrenza maschile e sovvertendo ogni pronostico, che dava il documentario Naza come favorito per il massimo premio. Ma l’intenso, solido e rigoroso Woman Unknown di May El-Toukhy non si è accontentato di ricevere l’ambito trofeo alato, alla sua notevole protagonista – la 30enne Mathilde Arcel – è andata anche la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile. Insomma un vero trionfo per l’opera terza della 49enne regista egiziano-danese che ha letteralmente incantato la giuria guidata da Maggie Gyllenhaal. “Per me questo film parla del corpo della donna come un campo di battaglia, e racconta di donne invisibili che non hanno voci. Spero di aver contribuito a questa causa. Dedico il premio a mia figlia che abbia passione e coraggio: usa la tua voce per esprimerti contro la deumanizzazione e per chi è stato abbandonato e messo a tacere”. Un film politico in senso profondo, il suo, dal momento che osserva una giovane cameriera danese nella Copenhagen del secondo Dopoguerra che, promessa sposa al suo padrone, vede se stessa travolta dal suo passato, in un contesto umano ferito dalla guerra dove regna il caos e l’incapacità di perdonare. Il film uscirà prossimamente per Lucky Red.
E politico, a suo modo, è anche Possible Love del veterano Lee Chang Dong che si è aggiudicato il Gran premio della Giuria. Lungo, discontinuo ma con una parte finale esemplare, si tratta di una riflessione che evoca Decalogo X di Kieslowski nel senso che mette a confronto due coppie di diverse estrazioni sociali. La prima, la cui moglie è la protagonista del film, appartiene alla classe operaia, lui è stato licenziato, vittima delle mutazioni radicali del nostro tempo e del capitalismo. La seconda è formata da un ricchissimo imprenditore e da una filmmaker che si interessa ai due operai nel tentativo di filmare un documentario sul lavoro e sulle sue crepe contemporanee. Ne emerge un gioco all’incontro che si fa confronto, nelle tinte poetiche del grande autore sudcoreano. “Il cinema può restituire valore alla dignità umana” ha sottolineato Chang-dong. ricevendo il premio.
Il Leone d’argento per la miglior regia è andato meritatamente al fluviale, folle, parzialmente geniale e decisamente politico DAU del russo dissidente Ilya Khrzhanovsky, parte di un mega progetto intermedia e multidisciplinare di infinita gestazione e realizzazione. “Grazie per aver dato a DAU una casa. Molte delle persone che vi hanno lavorato vengono dall’Ucraina, e voglio dedicare questo premio proprio agli ucraini che stanno combattendo questa guerra terribile per la loro libertà, io credo in loro”. Anch’esso film intrinsecamente politico che ha solidarizzato la giuria verso un palmares evidentemente militante quanto militante è la sostanza di Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, riconosciuti con il premio speciale della giuria la cui consegna è stata accompagnata da una standing ovation in sala. “I politici e i giornalisti israeliani stanno attaccando questo film senza mai averlo visto. Le politiche sono basate sulla deumanizzzione dei palestinesi. Grazie ai giornalisti palestinesi, più di 200 uccisi a Gaza, le loro voci sono state azzittite. il film è dedicato anche a loro” è stata la loro dichiarazione.
Annunciata e auspicabile la Coppa Volpi maschile andata al grande attore statunitense John Malkovich protagonista straordinario del magnifico Wild Horse Nine di Martin McDonagh che, a nostro avviso, avrebbe meritato anche altri riconoscimenti pesanti.
Nuovamente di stampo politico, ma che non trascura la qualità, il premio alla miglior sceneggiatura è andato al francese Stéphan Brizé, il cui bellissimo Un bon petit soldat ha visto protagonista una Alba Rohrwacher strepitosa. Il racconto mette al centro la giovane nuova responsabile delle risorse umane di una società di assicurazioni francese. Devota al lavoro, trascura la vita privata, in primis il proprio figlio piccolo che vede solo via zoom. Sarà lei stessa vittima di un sistema che contribuisce a edificare, nell’ipocrisia imperante del capitalismo vigente.
Rimanendo in territorio francese, è Malou Khebizi, una dei giovani interpreti del corale 15-18 (A place to heal) di Cédric Kahn, la vincitrice del Marcello Mastroianni Award per gli attori emergenti. Il riconoscimento per la miglior opera prima è invece andato a La maison du vent del camerunense Auguste Bernard Kouemo Yanghu, omaggiato anche con il premio speciale della giuria nella sezione Orizzonti.
Ed è proprio dal concorso della sezione Orizzonti che sono arrivate le uniche soddisfazioni italiane, laddove i cinque concorrenti di Venezia 83 sono stati totalmente trascurati dalla giuria.. E’ infatti Riccardo Scamarcio il miglior interprete maschile quale protagonista del bellissimo I figli della scimmia di Tommaso Landucci, opera (in uscita il 17 settembre) che si è anche aggiudicata il riconoscimento per la miglior sceneggiatura co-scritta dal regista con Damiano Femfert.








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