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Testimonianza, coscienza e memoria

Anna Maria Pasetti

11 Settembre 2026

RITORNO A BUENOS AIRES (Marco Bechis)
Testimonianza, coscienza e memoria

Approfondimenti cinema, Venezia, Festival, Filmcronache | 0 commenti

Dopo 33 anni dal suo sequestro nella Buenos Aires governata dai militari sotto la dittatura del generale Videla, il medico Mariano Guerra viene chiamato nella capitale argentina per deporre la propria testimonianza. Inizialmente reticente, l’uomo comprende che la sua parola può contribuire all’arresto di chi fu responsabile degli orrori di quegli anni. Ma alla vigilia della deposizione in tribunale viene sopraffatto dai sensi di colpa non solo per essere sopravvissuto, ma per aver ricevuto un trattamento “diverso” da altri prigionieri negli oltre due anni di reclusione dentro lo spaventoso campo di concentramento chiamato Garage Olimpo.

La coscienza e la responsabilità morale, storica, politica. Il valore della testimonianza per la preservazione della memoria. L’elaborazione di un trauma individuale, ma anche collettivo. E, non per ultima, la necessità di perdonarsi.  Di tutto questo si fa carico Ritorno a Buenos Aires, il nuovo film di Marco Bechis, ideale sequel a distanza di 27 anni di Garage Olimpo, di cui è un naturale compimento, nonché terzo capitolo della trilogia sui desaparecidos che comprende anche Hijos, del 2001. Un’opera dolorosamente potente anche per il portato autobiografico che racchiude. La conoscenza profonda della materia da parte del regista italo-cileno emerge infatti nella pertinenza rigorosa della scrittura (redatta insieme a Vjaya Bechis Boll) e si trasmette nella forza narrativa del film e nelle sue scelte di messa in scena, lontane dalla ridondanza e assolutamente funzionali, in una magistrale aderenza tra forma e contenuto. Adriano Giannini, che dà volto e corpo all’Io frammentato del protagonista, restituisce il dolore e l’inadeguatezza dell’uomo con una perfezione millimetrica. Per Mariano Guerra la condizione di sopravvissuto è causa di un senso di colpa che gli ha impedito di vivere in pienezza la propria esistenza, abitata dalle ombre e dai fantasmi del passato. In definitiva, Ritorno a Buenos Aires è un film che, in maniera esemplare, ripropone con potenza la funzione etica e civile di un cinema di denuncia capace di tradurre l’invisibile in sostanza immaginifica concreta, quella necessaria a farsi Storia e Memoria.

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