Home Cinema a scuola L’estate che finì due volte e Cercatori d’angeli – Film per le scuole
Locarno 79

Elena Grassi

14 Agosto 2026

L’estate che finì due volte e Cercatori d’angeli – Film per le scuole
Locarno 79

Cinema a scuola, Locarno, Festival | 0 commenti

Bianca è una diciassettenne di Lugano, attivista armata di idealismo e bombolette spray per esprimere il suo dissenso contro la scarsa attenzione ecologica dei governi. Alessandra, che di anni ne ha 11, vive invece in un piccolo paese dell’entroterra sardo, e crede di vedere i fantasmi, tra i quali spera di ritrovare la madre morta anni prima. L’azione e la contemplazione sono le dimensioni percorse rispettivamente da Cercatori d’angeli di Leopoldo Pescatore e L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, due belle sorprese della sezione Kids al Festival del cinema di Locarno 2026, adattissime ad una programmazione rivolta alle scuole.

Cercatori d’angeli di Leopoldo Pescatore, un film per le superiori

Cercatori d'angeli

La “guerra” ai soprusi spesso invocata da Bianca nel film di Pescatore è un ottimo e potente tema di discussione con gli studenti degli ultimi anni delle superiori, che potranno ben interpretare la spinta reazionaria di questa loro coetanea, costretta però a fare i conti con il rovescio della medaglia, attinente al mancato rispetto della legalità. Dopo aver danneggiato auto in sosta con scritte indelebili sul futuro del pianeta, Bianca viene condotta al commissariato e la madre, stanca delle sue scorribande, la spedisce dallo zio Fausto a Bolzano, per trascorrere l’estate dando una mano alla sua associazione di volontariato.

Qui la giovane conoscerà un gruppo eterogeneo ma coeso di uomini e donne che contrastano lo spreco alimentare per nutrire con cibo avanzato, ma anche con sorrisi e attenzioni di prima mano, le persone in difficoltà (e non solo profughi e barboni, come pensa Bianca, a detta dello zio esperta conoscitrice del cambiamento climatico ma non di quello sociale, che ha portato sul lastrico donne scappate alla violenza, padri divorziati, ragazzi con problemi psichici, anziani lasciati a sé stessi). Cercatori d’angeli mette così a confronto due rivoluzioni, quella chiassosa e turbolenta di Bianca, e quella silenziosa e pacata di Fausto, in uno scambio che oscilla tra il contrasto generazionale e la comprensione reciproca, perché ciascuno possa fare sintesi delle diverse esperienze orientate entrambe a proteggere il bene comune.

L’estate che finì due volte di Matteo Incollu, un film per la primaria

L’estate che finì due volte

L’estate che finì due volte potrebbe essere invece un buon film da proporre per la “continuità scolastica” all’ultima classe della primaria in visione congiunta con la prima classe della secondaria di primo grado. Anche qui siamo in estate, in una di quelle estati di svolta che decretano la fine irreversibile dell’infanzia. Alessandra è accudita con amore dal padre jazzista, ma è pervasa da una nostalgia ancestrale, inspiegabile, leggera e onnipresente al tempo stesso, che scopriremo scaturita dalla mancanza della madre. Gioca nella radura arsa e sulle rive di un lago che pare incantato con l’amico Matteo, e un giorno decide di entrare nella leggendaria e spettale casa di Pietro Paura, un rudere abbandonato in mezzo al nulla.

È il rito d’iniziazione che apre le porte alla consapevolezza e a quel faticoso percorso di accettazione che Incollu rappresenta attraverso le visioni fantasmatiche di cui Alessandra si ritrova portatrice: “vedo i morti – confida a Matteo – e la cosa più triste è che non trovo mia madre”. Ma tra colpi di scena, avventure segrete e apparizioni da brividi, che tanto affascinano gli spettatori coetanei dei protagonisti, forse il miracolo dell’agognato celeste incontro si compirà, per chiudere un cerchio doloroso e altresì necessario ad interiorizzare una perdita e integrarla nel proprio percorso di crescita. Il contatto con la morte, archetipo cinematografico del coming of age dai tempi di Stand by me, viene qui rappresentato in modo poetico e gentile, conferendo verità alle confessioni di Alessandra sulla sua costante ricerca di un senso, con la quale anche il pubblico adulto può dialogare riappropriandosi di una sensibilità infantile, forse sopita, ma mai persa del tutto.

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