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Disegnare la Memoria

Francesco Crispino

7 Settembre 2026

LOOK BACK (Hirokazu Kore-eda) – la recensione
Disegnare la Memoria

Approfondimenti cinema, Venezia, Filmcronache | 0 commenti

Spesso nel cinema di Hirokazu Kore-eda  si trova un momento in cui il racconto della perdita sembra trasformarsi nella necessità di conservare ciò che è andato perduto. È una tensione che attraversa molta della sua filmografia, dai fantasmi di After Life alla memoria familiare di Still Walking, fino alle forme più complesse di appartenenza di Like Father, Like Son e Shoplifters. Con Look Back, adattamento del manga di Tatsuki Fujimoto pubblicato nel 2021, tale tensione trova una formulazione particolarmente limpida: l’arte diventa il mezzo attraverso il quale il legame con l’Altro può sopravvivere alla sua scomparsa.

Non è casuale che Kore-eda abbia riconosciuto nel manga che è all’origine dell’operazione qualcosa di molto vicino alla necessità che lo aveva spinto a realizzare Nobody Knows. Ha infatti raccontato di averlo letto tutto d’un fiato e di aver percepito nella determinazione di Fujimoto l’urgenza di un’opera che doveva trovare espressione a tutti i costi. L’idea di una creazione come necessità, prima ancora che come professione o ambizione, costituisce dunque il punto d’incontro più profondo tra i due autori.

Il diciottesimo lungometraggio di finzione dell’autore nipponico segue due ragazze dall’infanzia all’età adulta, ma Kore-eda non utilizza il racconto di formazione soltanto per raccontare il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Come spesso accade nel suo cinema, crescere significa soprattutto scoprire la fragilità dei legami e l’impossibilità di sottrarre il tempo alla perdita. L’amicizia tra le due protagoniste nasce infatti dalla competizione e dalla scoperta dell’Altro, per trasformarsi progressivamente in una forma di reciproco riconoscimento: disegnare insieme significa trovare un linguaggio comune, ma anche costruire un’identità che nessuna delle due avrebbe potuto elaborare allo stesso modo individualmente.

Il disegno non è soltanto l’oggetto del racconto dunque, ma il dispositivo attraverso cui il racconto può continuare. La creazione artistica diventa memoria, e la memoria una forma di resistenza al lutto. E guardare indietro non equivale semplicemente a rimpiangere ciò che è stato, ma a riconoscere ciò che continua a determinare il presente.

La novità del film sta anche nella forma con cui Kore-eda traduce questa idea. Non si limita infatti a trasporre il manga, ma ne conserva la presenza come materia, facendo dialogare il mondo reale con il disegno, la tridimensionalità del primo con la bidimensionalità del secondo. La scelta di girare interamente in 35 millimetri peraltro accentua questa ricerca di consistenza, mentre il mutare delle stagioni e dei paesaggi accompagna il trascorrere dei tredici anni del racconto con ammirevole leggerezza.

Particolarmente rilevanti le interpretazioni delle quattro interpreti che danno corpo alle due protagoniste nelle diverse età, così come pregevole è lo script, che infonde rara profondità all’apparente semplicità del racconto. Look Back è insomma un film sulla giovinezza, sull’amicizia e sul lutto, ma anche sul creare, sull’importanza del gesto. Ovvero sulla possibilità che un’opera d’arte non serva soltanto a raccontare il mondo, ma anche a impedire che una parte di esso scompaia definitivamente. Un film di abbacinante lirismo che rappresenta una delle vette della filmografia dell’autore nipponico.

Regia: Hirokazu Kore-eda

Con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, Kankuro Kudo, Kayo Noro

Giappone 2026

Durata: 100′

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