Home Approfondimenti cinema SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (Nanni Moretti) – la recensione
La seconda occasione

Francesco Crispino

6 Settembre 2026

SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE (Nanni Moretti) – la recensione
La seconda occasione

Approfondimenti cinema, Venezia, Filmcronache | 0 commenti

Greta è madre di una ragazza adolescente, Anna, mentre Matteo è padre di un ragazzo. I due si incontrano per caso e si rincorrono tutta la vita. Un amore tormentato e poetico che attraversa gli anni, cambiando insieme ai suoi protagonisti.

È singolare che Eshkol Nevo sia diventato l’autore di riferimento dell’ultima fase della carriera di Nanni Moretti. Succederà questa notte è infatti il secondo film che il regista romano trae da un’opera dello scrittore israeliano, dopo Tre piani: un vero e proprio caso nella filmografia di un autore che, in oltre mezzo secolo di attività, ha quasi sempre costruito i propri film a partire da materiali originali.

Come già nel film del 2020, anche questa volta il punto di partenza è un libro — i racconti che costituiscono la raccolta Legami — pubblicato da Nevo nel 2023. Il regista di Caro diario ne ricava una storia d’amore e di desiderio che attraversa quasi vent’anni scegliendo la forma del melodramma e, soprattutto, lasciandosi alle spalle buona parte degli elementi che ne hanno definito l’identità autoriale.

Succederà questa notte appartiene a quella che si potrebbe definire la terza fase del cinema morettiano, inaugurata proprio con Tre piani, benché qui la cesura appaia ancora più radicale. La presenza attoriale di Moretti è infatti ridotta ai margini del racconto e con essa scompare anche (definitivamente?) quella dimensione politica che per almeno quattro decenni ha costituito una delle matrici fondamentali del suo cinema. Sostituita da una chiave sentimentale, venata da una componente erotica quasi trattenuta, che rappresenta un’altra novità significativa nella sua filmografia.

Tuttavia non è la legittima trasformazione di un discorso autoriale a costituire il problema, poiché il cinema di Moretti ha sempre costruito la propria forza nella capacità di contraddire le aspettative e di spostare continuamente il proprio baricentro. Il problema è piuttosto che l’autore della Sacher sembra procedere senza riuscire a ritrovare la medesima urgenza espressiva. E muovendosi in un nuovo territorio senza riuscire a essere ugualmente “sovversivo”, ovvero guardando al modello di Douglas Sirk senza però esserne ugualmente capace di costruire subversive texts.

Dopo un avvio promettente – una bella sequenza ambientata a Oslo e una incentrata su una partita di tennis, destinata a stabilire il legame tra i due protagonisti – il film si adagia infatti su una narrazione convenzionale, che ad alcuni potrà evocare la forma di una fiction televisiva, e che Moretti sente la necessità di rivitalizzare attraverso autocitazioni (il consueto che balletto coreografato sulle strade di Monteverde) e qualche détournement dialogici che hanno però il sapore stantio di situazioni costruite per dare soddisfazione ai suoi spettatori più affezionati. Momenti che purtroppo sembrano prive della forza eversiva che un tempo trasformava la cifra morettiana in gesto d’autore.

Tanto che alla fine del film la sensazione può essere ambivalente: di soddisfazione per chi ha aderito a quel gesto solo in quanto proveniente proprio da quell’autore, oppure di deprivazione, per chi invece vi ha trovato l’abdicazione.Non tanto del personaggio, della dimensione politica o di un’originale rappresentazione del mondo, quanto dell’ambizione a perlustrane i confini e definirne nuovi orizzonti.

Regia: Nanni Moretti

con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro

Italia/Francia/Spagna, 2026

Durata: 103′

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE