Quando il ventennale matrimonio fra Alex e Tess inizia a sgretolarsi, lui cerca un nuovo obiettivo nella scena della stand-up comedy newyorchese, mentre lei affronta da sola il sacrificio in nome della famiglia.
Terzo lungometraggio scritto e diretto da Bradley Cooper, È l’ultima battuta? si segnala innanzitutto perché tematicamente prosegue un percorso autoriale coerente. Dopo A Star Is Born (2018) e Maestro (2023), al centro del racconto c’è infatti ancora una volta una relazione uomo/donna osservata attraverso la mediazione di una forma espressiva. Se nei film precedenti era la musica — prima come performance condivisa, poi come costruzione artistica e identitaria — a strutturare il legame tra i personaggi, qui è la stand-up comedy a diventare la forma attraverso la quale il rapporto viene messo alla prova.
Pur inserendosi in una evidente linea di continuità — che sembra comporre una sorta di “trilogia della coppia” — il film introduce al tempo stesso una significativa variazione di tono (dopo il musical e il biopic qui la cornice è la commedia sentimentale) e di sguardo. È l’ultima battuta? appare infatti come l’opera più personale di Cooper, la meno interessata alla dimensione spettacolare e la più concentrata su una forma di intimità esposta e fragile. La stand-up comedy, con la sua natura immediata e vulnerabile, diventa il dispositivo ideale per raccontare la dissoluzione e la ricostruzione di una relazione attraverso i tentativi, le esitazioni e i piccoli fallimenti; ma anche per connotare il palco non solo come “spazio di esibizione”, ma come luogo in cui l’identità si mette in gioco senza protezioni.
È proprio nel lavoro sullo spazio che il film trova uno dei suoi elementi più interessanti. Il palcoscenico degli open mic non è filmato come luogo spettacolare, ma come spazio di introspezione: un ambiente ristretto, sotterraneo, nel quale ogni parola acquista un peso specifico maggiore del suo significato, mentre ogni battuta si riflette nel vissuto dei personaggi. La frontalità tipica della stand-up comedy viene così ribaltata in una dimensione più intima, dove il rapporto con il pubblico si fa secondario rispetto a quello, più profondo, con se stessi. Il palco nella mani di Cooper diventa una sorta di confessionale laico, nel quale l’ironia diventa una forma di difesa e il microfono lo strumento attraverso cui esprimere ciò che non si riesce a confessare.
A questa costruzione dello spazio si accompagna un uso più misurato e consapevole della macchina da presa. Cooper sceglie di restare costantemente a ridosso dei due protagonisti, seguendone i movimenti con una prossimità quasi tattile. La febbricitante dimensione del filmico diventa così strumento di registrazione emotiva, un vero e proprio sismografo capace di cogliere le minime oscillazioni di una crisi identitaria e di un rapporto sfibrato: uno sguardo che si abbassa, una pausa, un’incertezza nel tono della voce. È in questa attenzione al dettaglio che il film costruisce la propria intensità, evitando ogni enfasi e affidandosi a una progressiva sedimentazione dei sentimenti.
Se rispetto ai lavori precedenti viene meno una certa ambizione formale (testimoniata anche dalla scelta di ritagliarsi un ruolo secondario per sé), È l’ultima battuta? guadagna però in misura. La narrazione procede secondo traiettorie riconoscibili, sostenuta tuttavia da una scrittura — che Cooper firma insieme a Mark Chappell e a Will Arnett, vero e proprio co-autore del film — capace di restituire con autenticità la fragilità dei personaggi. Il rapporto tra i protagonisti si sviluppa senza forzature, lasciando emergere tensioni e incomprensioni come esiti naturali di un confronto mai del tutto risolto tra il bisogno di essere visti e quello di proteggersi.
Ne emerge un film che conferma la maturazione registica di Cooper, orientata verso una sottrazione stilistica e alla ricerca di verità emotiva. Meno appariscente dei lavori precedenti, ma forse proprio per questo più sincero, È l’ultima battuta? utilizza la stand-up comedy non come semplice contesto, ma come forma attraverso cui interrogare una relazione segnata dalla degradazione dello sguardo reciproco. E che per ritrovarsi ha bisogno di tornare a guardarsi negli occhi, lasciando da parte l’illusione di rintracciarvi la medesima felicità di un tempo ma ritrovando la forza della sincerità.
Titolo originale: Is This Thing On?
Regia: Bradley Cooper
Interpreti: Will Arnett, Laura Dern, Andra Day, Bradley Cooper
Stati Uniti, 2025
Durata: 112’
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