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ANEMONE (Ronan Day-Lewis)
Nel nome del figlio

Una storia di padri, figli e fratelli, un racconto al presente che riguarda i traumi del passato, una metafora immaginifica e morale sull’esistenza umana. Dramma ambizioso e profondamente innervato dai grandi temi universali, Anemone è sbocciato dal desiderio reciproco di un padre e un figlio di lavorare insieme. Così è nato il lungometraggio di esordio di Ronan Day-Lewis per il quale il noto papà Daniel ha deciso di tornare su un set dopo sette anni dall’ultimo film con cui – a sua detta – avrebbe concluso la carriera d’attore. Il tre volte premio Oscar, invece, non solo ha accolto il ruolo da protagonista assegnatogli dal secondogenito, ma con lui ha firmato la sceneggiatura. E il raddoppio del talento, diversamente espresso, è palpabile in quest’opera complessa, curata in ogni suo dettaglio, dalla messa in scena “pittorica” grazie al background da pittore di Ronan, e – come si diceva – dalle tematiche fondative quali il rimosso, la colpa, la disgregazione delle relazioni, la fuga, la vergogna, la responsabilità nei legami famigliari. Del resto era abbastanza prevedibile che la famiglia fosse il centro di un testo “generato” in famiglia. Il racconto, infatti, elabora l’incontro dopo decenni tra due fratelli nell’isolamento fra boschi del nord Inghilterra dove uno dei due, Ray, si è autoesiliato a seguito di un fatto grave. Riportarlo in famiglia, ovvero dal figlio che abbandonò ancor prima che nascesse, è l’obiettivo di Jem. Al di là di una trama interessante, seppur non così originale, Anemone spicca per l’adozione di estetiche assai distinte fra la prima parte, molto realistica, e la seconda, decisamente visionaria, onirica, a tratti mistica. La lentezza con cui la narrazione viene condotta, specie inizialmente, non giova alla comprensione immediata dell’opera che tuttavia si prende tutto il tempo a disposizione per sviluppare e compenetrare il portato drammatico  di questi personaggi. Un film imperfetto ma dallo sguardo alto e dalle speranze accese, che tanto si è avvalso della presenza scenica di un Daniel Day-Lewis felice di aver donato al sangue-del-suo-sangue l’ennesima interpretazione indimenticabile.

Sceneggiatura: Ronan & Daniel Day-Lewis

Regia: Ronan Day-Lewis

Cast: Daniel Day-Lewis, Sean Bean, Samantha Morton

Durata: 226′

UK/USA 2025

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.