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DUSE (Pietro Marcello)
Il crepuscolo della “divina”

Opera di lunga gestazione, Duse è il quarto lungometraggio di finzione di Pietro Marcello ed è, finora e per dichiarazione dell’autore, il suo più ambizioso. Come da titolo, il film vede protagonista la leggendaria attrice teatrale Eleonora Duse, inquadrata nel crepuscolo della vita e con la gloriosa carriera ormai conclusa da anni.  Le brutalità della I guerra mondiale così’ come l’avvento del fascino ma anche debiti inaspettati la riportano sul palcoscenico, convinta che il teatro possa fornire una forma di resistenza alla disumanità del suo tempo. Ma i tormenti interiori, la salute precaria e l’incapacità di interpretare lo Zeitgeist corrente non le permettono di sostanziare la sua intima e agognata ribellione benché il suo spirito rimanga quello di una donna e artista profondamente libera, emancipata e fuori dagli schemi.

Fedele alla propria cifra poetica e politica che contempla l’ibridazione della finzione con l’uso degli archivi, così come della distonia musicale rispetto all’immaginario visivo, Pietro Marcello sembra completare con Duse un’ipotetica trilogia sul Novecento post I guerra mondiale che annovera anche Martin Eden e Le vele scarlatte. Se è indubbio il fascino esercitato dallo sguardo di Marcello sulla “divina”, la cui potente e appassionata interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi è scrutata in innumerevoli primi piani, forse troppi, in questo melodramma biografico decisamente politico il pensiero sembra tuttavia prevalere sulle emozioni, ovvero poco è il tempo registico destinato al sentire rispetto al capire. Al netto di questo, Duse si offre come un ottimo affresco cartesiano, laddove lo scorrere del tempo col suo progresso accelerato costituisce il movimento orizzontale che interseca la dimensione intima e onirica della protagonista, che pur guardando in avanti, in realtà scava verticalmente dentro se stessa. Alternando intuizioni visionarie straordinarie a raccordi più convenzionali, Duse si avvalora dunque di una regia imponente ma che non sempre trova il migliore degli esiti.

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.