Il rapporto tra cinema e San Francesco è stato al centro del secondo convegno «Il cinema e San Francesco», organizzato da ACEC Toscana sabato 24 ottobre presso il cenacolo di Santa Croce a Firenze. L’iniziativa, inserita nelle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario della morte del Santo, ha esplorato sia il modo in cui il cinema ne ha rappresentato la figura, sia le possibilità offerte da Francesco per riflettere sul linguaggio cinematografico.
Dopo l’apertura del presidente di ACEC Toscana, Vito Rosso, sono intervenuti padre Franco Buonamano, rettore della Basilica di Santa Croce, e don Gianluca Bernardini, presidente nazionale di ACEC. Bernardini ha sottolineato la vicinanza tra il messaggio francescano e il cinema, entrambi capaci di invitare a guardare il mondo con occhi nuovi e di valorizzare semplicità, fraternità e pace. Questa prospettiva, ha osservato, rappresenta una sfida culturale per le Sale della Comunità.
La tavola rotonda, moderata da Marco Vanelli, ha coinvolto Gianluca Della Maggiore, Andrea Bigalli, Giovanni Ricci e Lorenzo Pierazzi, che hanno presentato contributi su autori e registi italiani interessati alla figura del Santo.
Della Maggiore ha ricostruito la vicenda del «Francesco impossibile» di Augusto Genina, progetto cinematografico mai realizzato, sviluppato nel corso di diversi anni con la partecipazione di figure come Savinio, Moravia, Zavattini, Bacchelli e Giovanni Papini. Nel 1946 Papini ne sintetizzò la difficoltà ovvero rendere spettacolare una realtà spirituale. Nel trattamento, Francesco è rappresentato come un poeta in cerca di gioia, mentre la povertà assume un valore liberatorio e poetico, più che sociale.
Il rapporto tra Roberto Rossellini e Francesco è stato il tema centrale di don Andrea Bigalli il quale si è soffermato sulle pellicole «Francesco, giullare di Dio» ed «Europa ’51». Ha rilevato come alcuni dei film più significativi sul tema della fede siano stati realizzati da registi non credenti, come Rossellini e Pasolini, animati da una forte tensione etica. Nel film di Rossellini, la gioia dei frati e il loro modo mite di affrontare il male suggeriscono che porgere l’altra guancia non sia passività, ma una scelta etica.
Giovanni Ricci ha analizzato la presenza di Francesco nell’opera di Pier Paolo Pasolini attraverso tre temi: corpo, parola e assenza. Il Santo compare nel poema incompiuto «Bestemmia» e in «Uccellacci e uccellini», in cui Totò e Ninetto Davoli interpretano frati incaricati di predicare a falchi e passeri. Ricci ha inoltre ricordato il progetto di un film ambientato ad Assisi, la cui prima sceneggiatura fu respinta dalla Pro Civitate Christiana nel 1965.
La conclusione degli interventi ha avuto come protagonista Liliana Cavani con i suoi tre film su Francesco usciti nel 1966, 1989 e 2014. Lorenzo Pierazzi ha spiegato come queste opere propongano interpretazioni differenti del Santo. Nel film del 1966, la povertà si esprime attraverso una forma cinematografica che racconta il percorso verso la santità; nel film del 1989, la vicenda è narrata attraverso i ricordi dei compagni di Francesco e di Chiara.
Dal confronto è emersa l’attualità di Francesco nel richiamare valori come fede, umiltà e pace. La sua rappresentazione cinematografica, hanno osservato i relatori, ricorda che la santità si manifesta nella semplicità, nella compassione e nell’empatia.
«L’ACEC è l’Associazione cattolica esercenti cinema: non siamo solo i custodi delle sale della comunità, ma anche un servizio per il territorio, in linea con i nostri valori» ha dichiarato Vito Rosso. Ha poi rilevato come, anche per ragioni economiche, la programmazione cinematografica talvolta trascuri le opere capaci di veicolare determinati valori, definendo la loro promozione una missione fondamentale dell’associazione. Il cinema, ha aggiunto Rosso richiamando il carattere volontario e collettivo dell’impegno dell’ACEC in Toscana, può infatti contribuire a far conoscere queste figure anche a un pubblico meno informato: «Lavoriamo per un ideale».








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