Il 17 novembre 1969 esce il primo numero della nuova versione del quotidiano inglese The Sun, frutto dell’acquisto di Rupert Murdoch e della direzione di Larry Lamb. Trasformato in tabloid per volere del magnate australiano, il giornale si trasforma ben presto nell’espressione della peggior stampa scandalistica britannica, fatta di spregiudicatezza, irriverenza e indubbia sfrontatezza. Una mutazione di pelle e di sostanza che, sfidando l’establishment e ogni forma di censura istituzionale, avvia l’irreversibile metamorfosi del mondo dell’informazione, fino al suo contemporaneo impoverimento di valori. Questa transizione storica non rappresenta soltanto un cambio di formattazione editoriale, ma l’inizio di un’era in cui la notizia cessa di essere un servizio pubblico per tramutarsi definitivamente in una merce di consumo di massa.
Materia perfetta per lo stile pop incarnato dal cinema di Danny Boyle, la vicenda di Ink viene adattata dall’omonima pièce teatrale di James Graham, che firma anche la sceneggiatura del quindicesimo lungometraggio del cineasta britannico. Fin dalle prime sequenze è chiaro quanto Boyle voglia far aderire forma e contenuto ai ritmi ipercinetici della propria estetica, da sempre accompagnata da una colonna sonora rock e pop e costruita attraverso un montaggio forsennato, movimenti di macchina audaci e peripezie cromatiche di forte impatto visivo. La macchina da presa si muove tra le rotative e le redazioni con la stessa urgenza febbrile che caratterizzava i bassifondi di Trainspotting, traducendo la nascita del giornalismo d’assalto in un’esperienza sensoriale totalizzante.
Sul fronte drammaturgico e narrativo Ink risponde alla classica tragedia sul potere, di chiara ispirazione scespiriana. I due protagonisti, Murdoch e Lamb, sono infatti due sodali che, progressivamente divergendo, arrivano a sfidarsi davanti a un’arena umana che loro stessi contribuiscono a deformare e a mostrificare, facendone emergere il lato più morboso e voyeuristico. Il loro patto faustiano con il pubblico, basato sul dare alla gente “ciò che vuole” a discapito della dignità, si ritorce contro i creatori stessi.
Ed è evidente allora come Ink non sia soltanto la ricostruzione di una stagione decisiva della stampa britannica, ma la messa in scena di un vero e proprio peccato originale: quello da cui nasce una contemporaneità costruita sul paradosso di un immaginario in costante proliferazione, sempre più potente e pervasivo, ma contestualmente svuotato di verità, etica e reale libertà.
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: James Graham
Interpreti: Jack O’Connell, Guy Pierce, Claire Foy
UK 2026
Durata: 116′








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