Ai miei tempi Rubriche

Ode a un cinema di paese
Una dichiarazione d'amore per la sala cinematografica firmata da Pablo Neruda

La storia d’amore tra il cinema e la poesia è intessuta di pochi momenti di rara intensità. Regaliamo ai lettori della rubrica “Ai miei tempi” la Oda a un cine de pueblo, tratta dalla raccolta Tercer libro de las odas (1957) del grande poeta cileno che del cinema, dal Postino di Michael Radford e Massimo Troisi a Neruda di Pablo Larrain, è stato “amante riamato”.

Amore mio,
andiamo
al cinema del paesino.

La notte trasparente
gira
come un molino
muto, elaborando
stelle.
Tu e io entriamo nel cinema
del paese, pieno di bambini
e profumo di mele.
Le vecchie pellicole,
sono sogni già consumati.
Lo schermo ha ormai
colore di pietra e piogge.
La bella prigioniera
del villano
ha occhi di laguna
e voce di cigno,
corrono
i più vertiginosi
cavalli
della terra.

I cowboys
bucano
con i loro spari
la luna pericolosa
dell’Arizona.
Con l’anima
trepidante
attraversiamo
questi cicloni
di violenza,
la formidabile
lotta
degli spadaccini sulla torre,
sicuri come vespe,
la valanga piumata
degli indiani
che si aprono a ventaglio nella prateria.

Molti
dei bambini
del paese
si sono addormentati,
affaticati dalla giornata in bottega,
stanchi di fregare nelle cucine.

Noi
no, amore mio.
Non perdiamoci
nemmeno questo sogno:
finché
saremo
vivi
faremo nostra
tutta
la vita vera
ma anche i sogni:
tutti
i sogni
sogneremo.

 

(Pablo Neruda)

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Sull'autore

Raffaele Chiarulli

Raffaele Chiarulli

Guido un workshop di critica cinematografica presso l'Università Cattolica di Milano e insegno cinema dalle scuole materne alle università della terza età.