Schede Cinema In evidenza Filmcronache

TO A LAND UNKNOWN (Mahdi Fleifel)
Nel limbo

Chatila e Reda sono  due cugini palestinesi fuggiti dal Libano che vivono ai margini della città di Atene, senza documenti e senza un futuro. Sopravvivono di espedienti e piccoli traffici, sognando un riscatto che sembra non arrivare mai. L’occasione sembra presentarsi quando decidono di inscenare un finto rapimento per ottenere un riscatto. Ma il piano, fragile come la loro illusione di libertà, rivelerà presto l’impossibilità di sfuggire alla propria condizione di “stranieri ovunque”.

Secondo lungometraggio diretto Mahdi Fleifel, To a Land Unknown è un’opera asciutta e vibrante che conferma la capacità del regista di origine palestinese  naturalizzato danese di muoversi con dimestichezza in quel territorio intermedio tra realismo e finzione già sperimentato nel precedente lungometraggio (A World Not Ours, 2012) e  nei cortometraggi successivi. Qui il tono è più cupo, la messa in scena più rigorosa, segno di una maturazione stilistica che si traduce in un racconto compatto, anche se non sempre equilibrato.

Il film infatti si regge soprattutto sulla qualità della messinscena, che si avvale di alcune scelte assai significative. Come quella che investe la rappresentazione dello spazio, nel quale si riflette la dimensione autobiografica del racconto nonché si annida il nucleo semantico del film: Atene infatti non è una cornice, ma una gabbia di cemento, un vero e proprio labirinto claustrofobico nel quale i protagonisti si muovono come animali in trappola. I sottopassaggi, gli appartamenti fatiscenti, i vicoli nei quali si muovono i personaggi permettono a Fleifel di costruire una geografia della sospensione, restituendo così in modo tangibile l’ottundente quanto disperata condizione dei déraciné, di coloro che vivono costantemente in attesa di un altrove che possa in minima parte redimerli dall’angoscia dell’esilio. 

In tale opprimente contesto è innervata la relazione tra Chatila e Reda, cugini uniti da un legame di sangue e di sopravvivenza. La loro complicità fragile e profonda  è fatta di piccoli gesti, di rabbie trattenute, di una dolcezza intermittente che emerge solo nei momenti di sconfitta. Fleifel la ritrae con sensibilità perlustrandone l’attaccamento attraverso le azioni/reazioni e declinandone il dissidio attraverso i silenzi,  grazie anche alla solidità delle interpretazioni di Mahmood Bakri e Aram Sabbah, capaci di dare corpo e verità ai due personaggi che oscillano tra la rassegnazione e il desiderio di fuga. Il mirabile pianosequenza finale, intimo e malinconico, trova proprio nella loro intima vicinanza/distacco l’apice emotivo del film, chiudendo con coerenza un percorso di lenta disillusione.

Meno compiuto appare invece lo script, che alterna apprezzabili intuizioni a passaggi più convenzionali. Ciò perché il racconto decide di adottare un pattern narrativo più convenzionale e di essere modellato su un tipo di affabulazione più “occidentale”, che peraltro perde vigore al momento in cui ricorre alle figure di contorno, spesso costruite come semplici personaggi-funzione, utili più alla progressione drammatica che alla definizione di un vero tessuto umano. È il caso, ad esempio, di Tatiana, personaggio potenzialmente complesso ma inespresso, che purtroppo rimane in superficie.

To a Land Unknown è dunque un’opera di respiro autentico, capace di raccontare la marginalità senza estetizzarla, di mantenere uno sguardo lucido e partecipe in maniera omogenea. Fleifel evita la retorica dell’impegno, concentrandosi sul gesto e sulla materia, e nella fisicità dei corpi trova la misura di un cinema che nella sua imperfezione respira un’urgenza reale.

Regia: Mahdi Fleifel
Con: Mahmood Bakri (Chatila), Aram Sabbah (Reda), Anastasia Rafaella Konidi (Tatiana), Kostas Antalopoulos, Hassan Akkouch
Origine: Regno Unito / Germania / Grecia / Paesi Bassi, 2024
Durata: 103 min.

GUARDA ANCHE:

 

LEGGI ANCHE:

NO OTHER LAND (Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham & Rachel Szor)

Scrivi un commento...

Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).