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La grazia di tenerti per mano
Salutando per sempre Ermanno Olmi

Al maestro Ermanno Olmi.

 

Necrologio?

No, solo un addio doloroso affidato alla nuda parola:

“Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale”.

Sono le scale scese con Loredana, tua moglie. Anima discreta ed elegante che negli anni ti ha protetto, perché noi potessimo continuare a godere di te.
Dei tuoi film. Della tua relazione. Delle tue parole.

Sono le scale di tante sale della comunità a cui ti sei concesso.
Una in particolare, il Lux di Asiago in altopiano, la patria della maturità. Del senso della vita.
Perché un senso c’è e tu ne hai fatto parte con noi.

Con te se ne va un modo di stare al mondo, di credere, di amare. 
Tutto questo ci lascia poveri e anche smarriti. Eppure prima di andartene ce l’hai raccontato in tanti modi.
E’ fatto di terra madre, di alberi rinati, di dignità ritrovate.
Di bambini e non di disturbi, di amore e non di tradimenti, di mestieri e non di ruoli, di accoglienza e non di leggi, di montagne e non di grattacieli.

Ogni volta che gli amici di Asiago mi chiamavano al telefono per propormi di moderare un incontro con te, chiudevo gli occhi e respiravo forte.
Mi dicevo nell’intimo: sei fortunata, puoi tornare ancora una volta alla fonte.
E la tua debolezza ci regalava anche la grazia di tenerti per mano, di stringerla e di sentire l’attesa sacra della fine ma mai la rinuncia alla vita.

Abbiamo attinto senza ritegno. Ogni volta come fosse l’ultima.
Abbiamo fatto provviste della tua semplicità.

Ci siamo innamorati dell’amore ascoltando le tue parole di vita.
A un maestro si può dare del tu?
Chi ha conosciuto Ermanno ha sentito la sensazione del Padre, la tenerezza della verità e il fascino della sobrietà.

Grazie, per sempre grazie: stringici ancora tutti a te.

Arianna Prevedello

 

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Sull'autore

Arianna Prevedello

Arianna Prevedello

Responsabile Comunicazione ACEC