The Basics of Philosophy, Fondamenti di filosofia, è il corso universitario tenuto dal professor John Jorissen, che insegna in una piccola università del Midwest americano. La sua vita sembra procedere serenamente tra le lezioni, la scrittura di un saggio su Spinoza, la passione per il pianoforte, una relazione con una collega che sembra diventare sempre più stabile. Ma poi il padre malato muore, al funerale compare un uomo che pareva dimenticato nel tempo, e così il passato riemerge con le sue ferite.
Il tema del film è l’omosessualità, o meglio la pederastia, ovvero la fascinazione subita per i ragazzi giovani. E questo tema viene trattato con una semplicità al limite della naivëte, che tuttavia è in grado di ambire a una sorta di assolutezza spaventosa. Nel passato di Jorissen c’è infatti una fugace relazione con un ragazzo al quale teneva lezioni di pianoforte, la relazione viene confessata al padre, che, con un ingente investimento economico, insabbia tutto, fino al funerale, molti anni dopo, in cui si ripresenta il ragazzo divenuto uomo.
Ne emerge per Jorissen un coacervo di emozioni che sovrappongono il riaffacciarsi della tentazione in tutta la sua forza col conseguente senso di colpa, che lo porterà a progettare il suicidio. Nel frattempo, nei suoi studi di filosofia su Spinoza, incontra il ragionamento su queste stesse ferite: l’impossibilità del libero arbitrio, e la conseguente impossibilità della redenzione, l’inevitabilità del destino, l’assenza di libertà dell’individuo. Perciò si sente in trappola, mentre la società pretende da lui una vita considerata normale, gli eventi lo portano in un vortice di tentazioni per lo più frustrate e taciute.
Qual è la soluzione? Quale la via d’uscita per un uomo così? Il film non lo dice, anzi il finale lascia supporre che una soluzione non ci sia. Ma è davvero colpevole? O anche lui è una vittima di se stesso, delle proprie incontrollabili tentazioni? Altre domande analoghe possono porsi rispetto agli altri personaggi. Il padre fa bene o male a insabbiare quello che è successo, salvando da una condanna il proprio figlio e offrendo una vita dignitosa alla sua vittima? E cosa succederebbe se invece che un uomo facoltoso fosse stato un povero o anche semplicemente della classe media? Dunque sono i privilegi economici a sancire l’innocenza o la colpevolezza? E poi: il ragazzo vittima delle sue tentazioni fa bene o male a far riemergere queste cose e di confessarle alla fidanzata del professore? E lei fa bene o male a fidarsi di lui, probabilmente mettendo in pericolo il proprio figlio adolescente?
Un film che pone tutte queste domande, strutturandole con un sostrato filosofico, è certamente un film che funziona, perché favorisce il ragionamento, la discussione. Le domande sono sempre più produttive nello spettatore rispetto alle risposte. Tra gli spettatori in sala, c’è anche chi ride, pensando che i dialoghi così diretti siano volutamente grotteschi, altri tacciono imbarazzati, altri si lasciano mettere in crisi.
Certo, da un punto di vista estetico il film non è esente da difetti: si tratta di un piccolo film, a basso budget, tutto giocato sui dialoghi dei pochi personaggi, e alcune inquadrature appaiono ingenue (tra tutte quella che chiude il film), ma si tratta esattamente di un film nato per far riflettere e quindi discutere e in questo riesce in pieno. Siamo abituati, negli ultimi anni, a vedere opere – film, libri – progettati per consolidare le idee degli spettatori, per condividere buoni sentimenti o opinioni inattaccabili, in questo caso la finalità è proprio contraria: bisogna mettere in crisi le proprie certezze, approfondire gli interrogativi. Del resto, l’uomo pare una ben piccola cosa, un essere in balia di se stesso e del destino, che naviga a vista di fronte a un vuoto esistenziale.
La pederastia in questo caso non è affrontata, come spesso capita, con facili psicologismi, né con una ovvia critica sociale: è solo un conflitto interiore, quello di un uomo che sa di sbagliare eppure non può farne a meno, che vede come sola alternativa l’annientamento di sé, circondato da altre figure che vogliono fare la cosa giusta, ma che probabilmente inevitabilmente sbagliano. Personaggi tormentati, che impongono una riflessione che ha il merito di offrire argomenti difficili. Il cinema, del resto, serve anche a questo.







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