Protagonista di Place to be, film dell’ungherese Kornél Mundruczó, è un’anziana e elegante signora (interpretata dalla bravissima novantatreenne Ellen Burstyn, Leone d’oro alla carriera) rimasta vedova da poco, che i figli vogliono far andare in una casa di riposo. Proprio in quel periodo entra nella sua casa a Chicago un piccione, che lei prova a far uscire, ma sembra ostinato e ritorna. Così si informa sulla sua provenienza e tramite il numero sul braccialetto, scopre che arriva addirittura dalla zona di New York. Decide così di intraprendere il lungo viaggio in treno per riportarlo al proprietario. Lì incontra un uomo, divorziato e con qualche problema di gestione del lavoro e della paternità. Tra loro nasce una amicizia inaspettata, tra un’anziana mite e decisa e un uomo di mezza età, apparentemente frivolo e disperato.
Il film è una commedia, simile per struttura a un road movie, come se ne se vedono tante, che ricorda una commedia romantica ma anziché della nascita di un amore parla del difficile costruirsi di un’amicizia asimmetrica e quasi impossibile, propiziata da un volatile chiamato Intruder, l’intruso. Tra dialoghi brillanti e voli di stormi di uccelli, piccioni addestrati sui cieli di New York, il film scorre veloce e spensierato.
Eppure ha al centro un tema forte, ovvero la condizione degli anziani, spesso ritenuti un peso dai figli, distanti dalle generazioni successive che sembrano avere altri interessi rispetto all’ascolto degli anziani che utilizzano parole desuete e raccontano di mondi che non esistono più. Questa curiosa amicizia dimostra che basta un po’ di attenzione, un po’ di lentezza per comprendere quanto proprio queste persone possano portare prospettive diverse e riservare sorprese. Tutto questo poi è svolto nel film con grazia e levità, tutto è alleggerito dalla presenza di questo uccello, al quale i due si affezionano e dalla bellezza degli stormi che i due incontrano mentre cercano il proprietario.
È il film ideale per presentarlo in una rassegna. Leggero ma non frivolo, con temi importanti, ma senza alcuna superfetazione retorica. Certo, qualcuno potrà trovarci degli elementi troppo schematici o scontati, come per esempio il figlio di lei ossessionato dal denaro, ostile verso il padre defunto e i quadri che ha lasciato in eredità, troppo deciso nel voler trasferire la madre dove non vuole stare. D’altra parte troverà questa amicizia tra i due protagonisti alquanto inverosimile: la donna che paga all’uomo il vagone letto nel treno, lei che lo ritrova in una casa messa in vendita, lui che si affeziona al piccione, lo salva da un predatore, lo fa curare. Ma è una commedia, non deve necessariamente essere realistica, è piuttosto una favola bella, un’utopia di un’umanità che pare sempre più sgretolarsi e che invece rinasce in piccole isole di amicizia. Le favole però vengono costruite per la loro capacità di parlare al presente, di dirci qualcosa: nella società della performance nella quale siamo immersi, gli anziani o comunque i più deboli sono spesso relegati alla marginalità.
C’è un passaggio nel film in cui l’uomo trova una compagna occasionale tramite un’app di incontri, in qualche modo se ne vergogna con l’anziana amica che pensa non possa comprendere questo tipo di scelte. Allora lei gli racconta del tempo passato, degli anni Settanta, delle rivoluzioni giovanili e dell’amore libero, che lei ha vissuto in prima persona. È un breve passaggio ma capace di far capire da una parte come gli anziani siano custodi di memorie che hanno una grande importanza sociale, e dall’altra come il nostro sguardo su di loro sia pieno di stereotipi: li vediamo come cariatidi immobili e non come figure che hanno esperienze preziose e per noi impensabili.
Perciò Place to be è un film da tenere d’occhio. Non è certo un capolavoro, ma è un film pieno di leggerezza, senza essere banale. Insegna l’attenzione per le piccole cose, per l’imprevisto, l’anello che non tiene. Come quel piccione che decide di scappare dal suo stormo e percorrere migliaia di chilometri per arrivare chissà dove: è lo sguardo laterale, l’alternativa possibile.








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