Home › Cosa si dice in ACEC › 98.184 presenze, il tatuaggio che voglio…
La partenza folgorante di Se domani non torno (anche nelle SdC!)

Arianna Prevedello

5 Novembre 2026

98.184 presenze, il tatuaggio che voglio…
La partenza folgorante di Se domani non torno (anche nelle SdC!)

Cosa si dice in ACEC, In evidenza | 0 commenti

98.184 persone (dato Cinetel), tra studenti e docenti, hanno inaugurato la vita in sala di Se domani non torno di Paola Randi nella mattinata di martedì 3 novembre. Tante le Sale della Comunità coinvolte in tutta Italia in questo risultato più che straordinario per la distribuzione Notorious che avevamo già preannunciato in questa conversazione: per avere reale contezza di questa partenza, con un parametro in tono, va ricordato inevitabilmente il primo giorno delle anteprime scolastiche di esattamente due anni fa di Il ragazzo dai pantaloni rosa (Eagle) che staccò circa 44mila biglietti creando un precedente assunto a modello iniziatico.

Se domani non torno esplode questo record verso un viaggio tutto ancora da fare, peraltro con una narrazione senza dubbio più sofisticata rispetto all’antenato citato, pur rimanendo un film accessibile a tutti e soprattutto capace di non tradire l’anima di Giulia e della sua famiglia, un’essenza custodita prima di tutto nel libro Cara Giulia scritto dal padre Gino Cecchettin con Marco Franzoso.

Ancora una volta si potrebbe dire “Non c’hanno viste arrivare”… Non tutti, infatti, hanno visto arrivare questi 98.184 biglietti e il motivo di questa miopia anche nel mondo del cinema è proprio legato al fatto che il patriarcato ha radici profonde ovunque, dure ad essere sradicate perché quasi invisibili ma capaci di togliere vista, olfatto, suono agli stessi operatori del settore verso quel rumore che, invece, esiste eccome e non si placa, quel rumore che Elena Cecchettin ha evocato fin dall’inizio e che nel film trova il suo compimento.

Farà… non farà… l’abbiamo sentito dire, l’abbiamo sentito chiedere in tante occasioni da diversi professionisti del settore assai perplessi. Non abbiatevene a male, ma da dove vi veniva tutta questa perplessità? Tante di noi, donne operatrici del settore, da mesi vi dicono “Farà!”. Tante di noi l’hanno detto con la certezza che deve ancora venire ma che in quei 98.184 trova un principio di realtà che incastra finalmente nello stesso schermo qualità, rivoluzione e box office. E facciamocelo questo tatuaggio!

Reportage da una SdC nei territori della vita di Giulia

La mattina del tre novembre ho deciso di trascorrerla in una nostra sala ACEC in provincia di Venezia, a Dolo, nelle immediate vicinanze del paese di Giulia e la sua famiglia. Dista quasi 90 minuti da casa mia, ma sono zone che conosco bene perché sono nata e ho vissuto lì vicino. Al Cinema Italia sono mesi che si preparano a questo novembre tutto per Giulia, e per tutte le donne mancate e in vita, con una programmazione totalmente orientata a questa prima visione e a tanti altri film inseriti in una rassegna che dipana ulteriormente i tanti paradigmi di Se domani non torno in una geografia locale che ha ancora vivido sulla pelle il tempo dell’attesa del ritrovamento di Giulia raccontato nella prima parte del film. Alcuni ragazzi in sala vivono nelle vie limitrofe della residenza Cecchettin.

«Ciò che mi ha colpito maggiormente – racconta Mauro Curiotto volontario-direttore della sala – è stata la bellezza di vedere una sala gremita di giovani: ragazzi attenti, partecipi ed emozionati, capaci di lasciarsi coinvolgere dalla storia e dai suoi messaggi. I molti commenti positivi raccolti al termine della proiezione testimoniano come il film sia riuscito a parlare al loro cuore e alla loro esperienza. Soprattutto illuminante è stato il post film dove l’incontro in collegamento con il padre di Giulia e tutto il cast del film ha fatto da stimolo ai ragazzi per comprendere quanto le loro vite non siano per niente distanti da quella di Giulia».

Se domani non torno

La voce di chi c’era

L’istituto IPS Cesare Musatti presente con i suoi studenti di quarta e quinta e i suoi docenti non si è ritratto dalla possibilità di scambiare con me qualche battuta dopo il film anche a fronte di un progetto che portano avanti (“Il Musatti contro la violenza di genere”). Mi ha fatto molto riflettere uno studente che mi confessava di quanta delicatezza sentisse necessaria rispetto a queste narrazioni, ma anche quanto avrebbe voluto vedere anche Filippo nel film, pur capendo le motivazioni portate a sostegno della scelta fatta dalla regista e dalla sceneggiatrice.

La docente che li ha accompagnati mi ha detto che anche in classe questo argomento è risuonato ancora dalla componente maschile quasi ad ammettere il bisogno di potersi confrontare in termini di immedesimazione e di fase proiettiva (doppio senso di marcia del cinema) anche con la figura irrimediabilmente insidiosa del “carnefice” che alla fin fine rimane un giovane che potrebbe avere tante cose in comune con ciascuno di loro.

Come non pensare all’invito fatto da Gino Cecchettin a Filippo Turetta, «Spiega chi sei!», dal palco del Festival della Letteratura di Mantova, in occasione dell’incontro con Gisele Pelicot. Forse anche per questo nel film manca una prospettiva e forse manca ancora troppo anche nella nostra società. Pochi uomini scelgono di parlare del proprio patriarcato, ancora troppo pochi.

Se domani non torno può essere, invece, un tavolo rotondo dialogico a cui possono sedere studenti, docenti, genitori e tutti coloro che vorranno provare a mettersi a nudo, come Gino, la nonna, Elena, Davide nella realtà come nel film… «Un film – dice in tal senso la docente Natalia Friso dell’Istituto Musatti – che è una lezione di didattica sul patriarcato, sul femminicidio, sulla speranza che nasce dal buio della notte. E deve diventare un seme che germoglia che ci invita al senso di responsabilità, a non “voltare la faccia” di fronte ai soprusi e alle ingiustizie, fossero anche le più semplici. La responsabilità anche di invitare altre persone (genitori, familiari, amici) ad andare a vedere questo film».

Fare rumore è ora condividere la visione del film allargandolo alla comunità extra scolastica perché, come spiega la professoressa responsabile di progetto Chiara Fassetta, «sono sempre coinvolgenti i film, così come i romanzi, che raccontano fatti di cronaca conosciuti attraverso i mass media e rappresentati da un altro punto di vista. Quella storia, quelle persone non sono più dei numeri ma diventano parte, per sempre, della nostra memoria. Se la scuola ha il compito di far capire ai giovani che la realtà va letta e interpretata ponendosi continui interrogativi e riflessioni, credo che proporre questo il film sia importante per raggiungere tale obiettivo».

La scuola si offre quindi come l’apripista anche in termini di posizionamento di un film nella percezione del pubblico, pronto a fidarsi proprio di questo biglietto da visita. La mia fiducia va in particolare alle ragazze da cui ho raccolto vere e proprie confidenze che desiderano però vengano scritte, portando alla luce di quanto il film raccolga un alveo larghissimo di esperienze che riguarda anche figlie cresciute al cospetto di madri picchiate dal compagno-padre, di paesi dove alla donna viene ancora detto con fierezza “stai zitta”, “stai a casa” o di una ragazza che ammette che il suo fidanzato non le consente di parlare con altri ragazzi se non esclusivamente compagni di classe. Le trema tanto la voce mentre me lo racconta. Stenta ad arrivare alla fine delle frasi…

Piangono, si commuovono queste ragazze, mentre svuotano il sacco del patriarcato di casa propria. Sono ancora calde, certo, delle emozioni del film, ma sono anche scosse virtuosamente dal racconto potentemente fattivo che esplode da Se domani non torno. Il loro racconto potrebbe durare ore. Devono tornare a scuola, ma mi dicono al volo “scrivi tutto!”.

Bruciamo tutto

Sono tutte ragazze della nostra Italia, con provenienze locali come il Veneto di Giulia, ma anche europee e perfino extra Europa. Sono diverse nei nomi, nella pelle, nella dizione, nell’outfit ma così maledettamente simili in questa sorellanza e in questo rammarico per tutto quello che c’è ancora da fare e per tutto quello che hanno già visto e che arreca loro uno stato di allerta che affatica la vita.

Li saluto tutti, maschi e femmine, dicendo “bruciamo tutto” (cit. dal film). Mi correggono perché hanno paura di essere fraintesi col fuoco, ma la fiamma che divampa in questo assembramento non autorizzato nell’atrio del cinema è quella luce e passione infinita che ci arde dentro nel cercare un orizzonte più giusto per tutte.

Fanno tenerezza (sento tanto sentimento in odore di maturità, ma non quella degli esami) e leggo anche qualcosa di nuovo nei loro occhi – sono ragazzi e ragazze che già condividono un modo più sano e più giusto di stare al mondo – che mi lascia una sensazione bellissima che ripara anche il lutto di Giulia – un pensiero di gratitudine infinita ad una famiglia che sta dando tutto generosamente – e da Dolo è proprio tutto, passo e chiudo!

Arianna Prevedello,
referente formativa e culturale di ACEC nazionale

P.S. Anche fosse stato meno, più bello, diverso, controverso… raccontateci le vostre esperienze di Se domani non torno nelle SdC.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE