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ORFEO (Virgilio Villoresi)
L'amata perduta

Orfeo è un giovane pianista solitario che, da bambino, aveva immaginato mondi e creature intorno a una villa abbandonata di fronte a casa sua. Dopo un concerto in un locale milanese incontra Eura: nasce un amore intenso, improvviso. Ma la donna scompare misteriosamente. Spinto dal desiderio di ritrovarla, Orfeo varca una porta segreta che lo conduce in un aldilà visionario, popolato da presenze inquietanti e figure oniriche.

Rielaborando liberamente Poema a fumetti (1969) di Dino Buzzati, ovvero la prima graphic novel prodotta in Italia, Virgilio Villoresi firma il proprio esordio nel lungometraggio con un’opera eccentrica  e decisamente lontana dalla produzione italiana corrente, che è insieme una dichiarazione poetica ed elegia del gesto artigianale. Un vero e proprio “viaggio cinematografico” sospeso tra leggenda, fiaba nera e immaginario surrealista che non intende essere  la semplice trasposizione del mito orfico, ma una riscrittura in chiave audiovisiva capace di reinventarne l’archetipo attraverso la materia stessa del cinema: pellicola 16mm, scenografie costruite in studio, animazione in stop motion, effetti ottici artigianali. Facendosi in tal modo summa del percorso espressivo di Villoresi, cineasta che da oltre vent’anni sperimenta le varie forme del racconto, e che si è specializzato soprattutto nelle tecniche di animazione

Più che un punto di partenza dunque, Orfeo è da considerarsi una sorta di punto di arrivo per l’autore di origini toscane, che qui fonde linguaggi già sperimentati in passato in un racconto “simbolico e sensoriale”, rticolato  in due parti distinte. La prima parte della vicenda è infatti ancorata a luoghi con una radice realistica (il club milanese, il quartiere notturno, una villa); mentre la seconda, che prende avvio con la scomparsa di Eura, fa invece entrare il racconto in un’altra dimensione, più conforme all’immaginario dell’autore: un aldilà che non è luogo fisico, ma proiezione mentale, soglia del desiderio e della perdita. Un mondo che Villoresi costruisce come un’arena visionaria popolata dall’Uomo Verde, da creature di cartapesta, da figure scheletriche che danzano e sorvegliano il passaggio, permettendo così alla propria enunciazione di deflagrare in una sinfonia di tecniche analogiche nella quale l’animazione trova  una seducente convivenza col live action. Un cinema letteralmente “fatto a mano”, che oppone alla fluidità del digitale la resistenza della materia. Scelta che tuttavia non è un vezzo nostalgico, ma un vero e proprio atto politico che si pone l’obiettivo di restituire al cinema la sua fisicità. E con essa la sua fragilità, nella quale si rispecchia la sua impareggiabile capacità di evocare mondi.

Il racconto è lineare e segue il passo del protagonista, ma è la sua articolazione per soglie e smarrimenti a rendere il viaggio del protagonista un sogno lucido, nel quale il tempo si frammenta, si sospende, scivola negli iati della narrazione. Un viaggio interiore la cui chiave è il montaggio, firmato dallo stesso Villoresi, laddove l’alternanza tra ritmo incalzante e stasi contemplative costruisce una dimensione ipnotica che riflette lo stato di Orfeo.

Sul piano estetico il film è un patchwork nel quale confluiscono molteplici influssi — dall’ art nouveau alle suggestioni buzzatiane, il teatro d’ombre, alle suggestioni surrealiste incorniciate nella tradizione del cinema fantastico europeo. Tuttavia Orfeo non è appare mai come uno sterile esercizio di stile, quanto un’indagine in chiave audiovisiva sul Desiderio e sulla Memoria, sul dolore della perdita e la potenza dell’immaginazione. Un’opera resistente che crede ancora nella possibilità del cinema di guardare all’oscurità per riportare indietro un frammento di luce.

Cast & Credits

Regia: Virgilio Villoresi
Voci di Luca Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock, Vinicio Marchioni
Italia, 2025
Durata: 74’

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).