Roma, 8 gennaio 2026
A seguito della conferenza stampa Cinetel sono stati presentati i dati del mercato cinematografico italiano e sul profilo del pubblico che ha frequentato in sala nel 2025. Nell’anno 2025 al box office italiano sono stati incassati €496.552.723 per un numero di presenze in sala pari a 68.361.056 di biglietti venduti. Il dato è in linea con quello del 2024, grazie soprattutto a un paio di titoli di grande successo. La produzione nazionale è stata fondamentale per il raggiungimento di tale cifra grazie a una crescita che va a coprire 32,7% degli incassi e il 33,3% delle presenze. Potete trovare il report completo qui.
Il Segretario Generale ACEC Riccardo Checchin, presente alla conferenza, ha così commentato i dati presentati:
Come Segretario Generale di ACEC, ritengo che questi numeri mettano in evidenza un punto cruciale: la crescita delle monosale e delle arene non è solo un dettaglio statistico, ma un indicatore di vitalità dei presìdi culturali locali. Se è vero che le monosale valgono una quota più contenuta degli incassi rispetto ai grandi complessi, è altrettanto vero che intercettano una fetta significativa di presenze e, soprattutto, garantiscono prossimità e continuità di offerta nei territori.
In questo contesto, le Sale della Comunità – spesso collocate in aree dove l’offerta commerciale è meno capillare – possono rafforzare ulteriormente il loro ruolo: non solo come “luoghi di programmazione”, ma come spazi di educazione all’immagine, incontro tra generazioni, dialogo con scuole e associazioni, e valorizzazione del cinema italiano che nel 2025 ha dimostrato di saper trainare la domanda quando sostenuto da un’offerta forte e riconoscibile.
La sfida 2026, per tutto il comparto, sarà quindi duplice: mantenere la capacità del cinema italiano di fare quota e pubblico, e al contempo lavorare – anche con politiche e strategie industriali – per rendere più robusta e continua l’offerta complessiva. In questa traiettoria, le Sale della Comunità possono essere un fattore di stabilizzazione: perché trasformano l’andare al cinema in un’abitudine comunitaria, non in un consumo occasionale, e perché permettono di dare “vita lunga” ai film attraverso programmazioni curate e iniziative di accompagnamento culturale.
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