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…CHE DIO PERDONA A TUTTI (Pif)
Dolci, amore e Vangelo

Arturo è un brillante immobiliarista nella Palermo delle odierne contraddizioni. Single e solitario, oltre al calcetto coltiva una passione irrefrenabile: i dolci siciliani. L’incontro con la giovane e bellissima pasticcera Flora diventa l’inizio di una storia d’amore travolgente e apparentemente perfetta. Non fosse che la donna è una fervente cattolica, a differenza di Arturo. Che tuttavia non si perde d’animo e inizia a “simularsi” credente, finché qualcosa di incredibile non accade nella sua vita.

Al suo quarto lungometraggio, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, compie un’operazione inedita nel suo percorso, adattando per il grande schermo un proprio romanzo omonimo, uscito nel 2018. Come sempre presente anche davanti alla macchina da presa, l’autore palermitano torna nella sua terra – dopo la parentesi “fantascientifica” di E noi come stronzi rimarremo a guardare (2021) – per metterne nuovamente in luce virtù e vizi, secondo quella dialettica morale che è ormai cifra riconoscibile del suo sguardo. Emblematici, e quasi sintomatici di una tensione irrisolta tra bene e male, sono gli straordinari e barocchi dolci siciliani: elementi insieme seducenti e ambigui, capaci di addolcire la vita quanto di generare dipendenza. Una dipendenza che si riflette, non a caso, nel protagonista Arturo, nome ricorrente e ormai quasi maschera identitaria del cinema di Pif, la cui inclinazione al dolce diventa metafora di un vuoto più profondo, affettivo e, progressivamente, anche spirituale. Il cibo, in questo senso, non è mai semplice dettaglio folklorico, ma dispositivo narrativo che rivela una mancanza. Se la cornice resta quella della commedia sentimentale, il film prova a mettere in relazione, e talvolta in attrito, i temi della fede, dell’amore e della coerenza etica, individuando come bersaglio privilegiato l’ipocrisia diffusa. La “rivoluzione” del neofita cattolico in cui Arturo si trasforma consiste proprio nel suo farsi cartina di tornasole delle contraddizioni altrui: chi si proclama nel giusto finisce spesso per adattare le proprie scelte a piccoli compromessi quotidiani, rivelando una moralità flessibile, se non opportunistica. È qui che il cinema di Pif trova ancora momenti di lucidità, quando riesce a trasformare il candore del protagonista in uno strumento critico. Non mancano, come da tradizione nella sua poetica, incursioni nel soprannaturale che si intrecciano con gag dichiaratamente comiche, soprattutto quelle costruite in prima persona secondo una modalità che richiama esplicitamente Fantozzi. Tuttavia, proprio questo impianto, già noto, tende qui a funzionare in maniera meno incisiva: la reiterazione di certi meccanismi comici, così come di alcune situazioni narrative, finisce per appesantire il ritmo e ridurre l’efficacia complessiva.Fra i quattro film finora realizzati, … Che Dio perdona a tutti risulta infatti il meno dirompente e originale. L’impressione è quella di un’opera che si adagia su cliché evitabili e su una prevedibilità che smorza la portata delle sue ambizioni tematiche. Anche laddove il film tenta di elevarsi, alcune ridondanze strutturali ne limitano lo slancio, impedendogli di raggiungere quella leggerezza stratificata che caratterizzava i lavori precedenti. Resta, comunque, l’intelligenza di un autore poliedrico, capace di attraversare linguaggi diversi per interrogare – con ironia e partecipazione – i pregi e i difetti dell’umana sorte, con uno sguardo sempre rivolto, in modo particolare, al nostro Paese.

Regia: Pif

Cast: Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito

Italia 2025

Durata: 117′

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.

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