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Donne d’azione: da “Alien” al nuovo “Star Wars”

(Questo articolo di CLAUDIO GOTTI E MATTEO MARINO  è stato pubblicato sul n.1/16 della rivista SdC – Sale della Comunità)

 

Quando le donne nei film sono protagoniste in ruoli d’azione, quelli che una certa tradizione ha riservato agli uomini, che effetto fa? Quale la differenza in termini spettacolari, economici, culturali e sociali? Può essere un contributo alla lotta per la parità dei diritti? E come cambia quel ruolo, ossia che cosa vi apporta di specifico il femminile? Proviamo a passare in rassegna famosi action movies, da Alien al nuovo Star Wars di J.J. Abrams, con donne al centro dell’azione, siano esse adolescenti, spose, madri, vergini, donne in carriera, quasi sempre guerriere.

L’adolescente

Per anni, laddove un’adolescente, se non addirittura una bambina alle soglie dell’adolescenza, veniva promossa a protagonista, si trattava di film che riguardavano la crescita e l’esercizio della fantasia, dalla Dorothy de Il mago di Oz ad Alice nel paese delle meraviglie, che hanno ispirato le giovanissime eroine più moderne e quasi d’azione di Labyrinth e Il labirinto del fauno. Oggi invece prevale e spopola la figura dell’adolescente guerriera, da Nikita a Buffy fino alla Hit-Girl di Kick-Ass. L’esplosione degli urban fantasy ha poi consolidato il protagonismo della ragazza che sta per diventare donna e combatte per un mondo più giusto come Katniss Everdeen in Hunger Games e Beatrice “Tris” Prior di Divergent. Ciò non toglie che riescano a ritagliarsi momenti di romanticismo, sperando (vedi Twilight) di sposarsi con l’uomo (o il vampiro) dei propri sogni.

La sposa

Non sempre la donna (ma neanche l’uomo) ha potuto sposarsi con chi volesse: il matrimonio d’amore è stato una conquista sociale. Quando la Rose di Titanic si ribella al suo matrimonio combinato, si reinventa eroina d’azione armata d’accetta per liberare il suo innamorato e liberarsi da stretti corsetti e retaggi di casta. Anche l’eroina di Kill Bill, di cui non conosciamo il vero nome, cerca di sfuggire al suo destino, ma viene punita. Picchiata a morte davanti all’altare, non muore ma entra in coma e si risveglia molti anni dopo assetata di vendetta, restando per sempre la Sposa, nome di battaglia archetipico, come quello di certe supereroine e supereroi dei fumetti (la Donna Invisibile, l’Uomo Mascherato), almeno finché, inaspettatamente, si scoprirà anche madre, e lì le cose (e il ritmo del film) cambieranno (vedi Kill Bill vol. 2).

La madre

Di nuovo James Cameron. La Sarah Connor di Terminator 2 e la Ellen Ripley di Aliens sono entrambe madri, impegnate a proteggere a ogni costo la propria prole contro macchine assassine che vengono dal futuro o madri aliene impegnate a loro volta a cercare di proteggere e diffondere la propria covata. Sia che lo facciano per il proprio figlio biologico (John Connor), sia che lo facciano per una figlia adottiva (Newt), rappresentano la maternità come indomita affermazione della vita. Nel recentissimo, strepitoso Mad Max: Fury Road un gruppo di ragazze destinate fin da bambine ad accoppiarsi con il perfido Immortan Joe (che controlla le riserve d’acqua di un mondo postapocalittico e desertico) per dare alla luce i suoi eredi, fugge con l’aiuto di Furiosa, a cui si aggiunge poi Mad Max. Le Cinque Mogli cercheranno di riappropriarsi della terra e dell’acqua aiutate dalle Molte Madri, un clan di anziane che paradossalmente, al di là dell’età biologica, sono in grado di generare la vita: hanno infatti conservato e custodito dei semi affinché la Terra possa tornare a essere un luogo verde. La battagliera Furiosa invece non è madre in quanto deve esserlo di tutta una nuova umanità nascente.

La vergine

Un’altra madre di tutti, e tuttavia vergine, è Giovanna d’Arco, patrona di Francia, portata al cinema, tra le altre, da un’eroina d’azione come Milla Jovovich (Resident Evil), che è vergine anche nel fantascientifico Il quinto elemento, dove però la verginità è destinata a essere persa (almeno metaforicamente, come allude il bacio finale) affinché il mondo possa essere salvato dall’amore, come in una favola. Tra le vergini delle favole la più famosa è Biancaneve, talmente vergine che è bersaglio di innumerevoli parodie porno. Nelle versioni recenti della fiaba il cliché che incarna viene però sovvertito, trasformando l’adattamento in film d’azione con la donna per protagonista. Stiamo parlando di Biancaneve e il cacciatore in cui il celeberrimo personaggio femminile (qui interpretato da Kristen Stewart della saga young adult Twilight, dove pure è vergine, almeno inizialmente) alla fine prende il comando dell’esercito per sconfiggere la regina cattiva Charlize Theron (Furiosa di Mad Max). Infine, la Biancaneve dell’omonimo film di Tarsem Singh, in cui la vera protagonista è la regina cattiva Julia Roberts, per salvare il regno viene addestrata alle arti del furto e della guerra dai nani.

La donna in carriera

Le molte guerriere di professione dei film d’azione (Soldato Jane, Zero Dark Thirty), le archeologhe avventurose (Lara Croft: Tomb Raider), le spie (True Lies, la televisiva Alias, la vedova nera degli Avengers), le supereroine (Jessica Jones, Gamora di Guardiani della galassia, le donne di X-Men), le astronaute (la Ripley del primo Alien, Sandra Bullock in Gravity), l’attrice interpretata da Naomi Watts nel King Kong di Peter Jackson sono tutte donne in carriera. Nel successo globale Jurassic World la manager del parco per dinosauri interpretata da Bryce Dallas Howard è protagonista di una scelta molto discussa che però la star rivendica: il rifiuto di togliersi i tacchi a spillo anche nelle scene d’azione più adrenaliniche, come quando si fa inseguire da un dinosauro per salvare il protagonista maschile. Claire Dearing «indossa i tacchi alti perché è una donna che li ha usati per tutta la vita e sa fottutamente correrci. Può farlo. Questo è il modo in cui io l’ho percepito. Non deve avere scarpe da uomo o ballerine per sfuggire a un T-Rex. Ecco cosa possono fare le donne». È stata proprio l’attrice a insistere, rinunciarvi sarebbe equivalso a rinunciare alla femminilità del personaggio. Durante le riprese non è mai caduta, i tacchi non le si sono mai rotti, grazie anche a un addestramento specifico: per imparare a mantenere l’equilibro è salita su delle tavole mentre le venivano tirate delle palline che doveva afferrare. Insistiamo anche noi su questi tacchi. Se il rischio di film del genere è quello di ricalcare il protagonismo femminile su archetipi prettamente, ancora e sempre maschili, come quello della guerra, ci sono però modi profondamente diversi di combattere, magari ridendo, come ci aiuta a fare il divertentissimo e geniale trailer parodistico Jurassic Park: High Heels Edition in cui tutti recitano scene d’azione sui tacchi, dai maschi ai velociraptor.

Le categorie che abbiamo qui esaminato sono ovviamente dei cliché, che vengono sempre più mischiati e superati perché le donne abbiano (com’è sensato che sia) ruoli sempre più complessi e sfaccettati. Non a caso la nuova trilogia di Star Wars ha eletto una ragazza a protagonista e Rey ha conquistato sia il pubblico maschile che femminile di tutte le età. Concludiamo allargando il raggio d’azione al di là dei film propriamente d’azione, dove troviamo opere (Il silenzio degli innocenti, Erin Brokovich) in cui sono le azioni di una donna a fare la differenza.

 

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Sull'autore

Tiziana Vox

Tiziana Vox

Operatrice culturale, dal 2009 collabora con l’Acec, seguendone il sito internet e l’attività editoriale. Attualmente è responsabile della segreteria organizzativa Federgat, per cui cura anche la realizzazione del progetto I Teatri del Sacro.