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LA PICCOLA AMÉLIE – La recensione
Un film profondo adatto per le scuole

La piccola Amelie

Amélie è piccola, ma ha un pensiero grande: riflette ancor prima della sua nascita sul soffio di Dio che la porterà nel mondo, e di cui essa stessa sarà portatrice per tutta la sua vita. È un film adatto (e forse raccomandato) alla scuola primaria “La piccola Amélie”, animazione firmata da Liane-Cho Han Jin Kuang e Mailys Vallade, e presentato ad “Alice nella città” alla scorsa Festa del cinema di Roma. È tratto dal romanzo “Metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb, a cui è in grado di restituire un respiro cosmico, ponendosi come un trattato di filosofia a misura di bambino.

La protagonista nasce in Giappone negli anni Sessanta da una famiglia belga immigrata per questioni di lavoro e la sua prima infanzia non è delle più liete: non cammina, non parla, si esprime a urla e sguardi enigmatici. Ma ci insegna che non tutti i piccoli hanno uno sviluppo regolare, e infatti i suoi genitori, il fratello, la sorella e soprattutto la nonna, non perdono la speranza. Al terzo compleanno Amélie recupera d’un tratto le sue abilità e si affaccia al mondo, insegnandoci a guardare le cose minute con occhi spalancati, da riempire di meraviglia e bellezza, che possiamo trovare ovunque se ci facciamo guidare dalla curiosità per l’inaspettato e non dal selettivo interesse.

Poi scopre l’amicizia, grazie ad un legame speciale con la domestica nipponica Nishio-san, e ci insegna che non esistono barriere linguistiche, culturali o anagrafiche, quando ci si vuole bene e ci si accetta reciprocamente per ciò che si è. Arriva quindi un periodo felice, fatto di scoperta del creato, di tenera consapevolezza dei ritmi e dei messaggi della natura, di senso di appartenenza a qualcosa di più grande: ci insegna così il “decentramento” pedagogico, perché non siamo noi la misura del tutto.

Viene sorpresa però all’improvviso dalla perdita di una persona cara, che Amélie ci insegna ad integrare nel cerchio dell’esperienza umana, accogliendo la separazione affettiva come un momento di crescita. L’incedere dei suoi passi brevi, a volte veloci a volte incerti, ci accompagna nella nostra interiorità e nella continua ricerca di un senso. Perché nasciamo? Perché moriamo? Quali impronte possiamo lasciare su questa Terra? Se lo chiede e lo chiede anche i “grandi” la piccola Amélie, suscitando con disarmante semplicità, concezioni profondissime.

Sono tanti i temi che i docenti e gli educatori possono sviluppare in seguito alla visione di questo film: dalla disabilità all’inclusione, dallo sforzo di capire l’esistenza con le sue contraddizioni alla necessità di lasciar andare il passato quando è una ferita, dalla fredda solitudine al calore della comunità, dal realismo presente al divino immanente. Ciascuno spettatore, bambino o adulto che sia, potrebbe scrivere una lettera ad Amélie, condividendo la propria quotidianità e i propri pensieri, scoprendo poi che non sono così diversi da quelli di lei, piccola insegnante capace di riflettere dallo schermo ciò che abbiamo imparato a conoscere in noi.

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Sull'autore

Elena Grassi

Laureata in Scienze delle comunicazione all’Università di Trieste, ha conseguito il master in Educazione audiovisiva e multimediale e il Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche all’Università di Padova. Giornalista e critico cinematografico, lavora da educatore audiovisivo per enti pubblici e privati ed è consulente per l’Acec del progetto Junior Cinema.