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LA TORTA DEL PRESIDENTE – La recensione
Un film adatto alle scuole medie e superiori

La torta del presidente

La torta del presidente” è il viaggio dell’eroe. Quello disperato di Ricci alla ricerca di una bicicletta in “Ladri di biciclette” (Vittorio De Sica, 1948), e quello epico di Will che deve consegnare una lettera al fronte in “1917” (Sam Mendes, 2019), quello di Zazie che vuole prendere il metrò (“Zazie nel metrò”, Louis Malle, 1960), ma anche quello di Cappuccetto Rosso che attraversa il bosco e incontra il lupo, o quello di Ercole che deve superare le dodici fatiche per affermarsi.

Il film di Hasan Hadi (Caméra d’Or al Festival di Cannes 2024, Premio del Pubblico alla Quinzaine des Réalisateurs, candidato agli Oscar per l’Iraq), presentato nella sezione “Alice nella città” alla scorsa Festa del cinema di Roma, si presenta come un’opera universale, adatta alle scuole dalle ultime classi della primaria alle ultime classi delle superiori. Ambientato nell’Iraq di Saddam Hussein, colpito dalle sanzioni internazionali che limitano l’arrivo di medicinali e alimentari, vede protagonista Lamia, nove anni, alunna di una scuola rurale, incaricata dal suo maestro di cucinare una torta in occasione del compleanno del Presidente (che tutta la popolazione era obbligata a festeggiare).

L’anziana Bibì, con cui vive, l’accompagna in città con il pretesto di trovare gli ingredienti, ma in realtà vuole presentarla alla sua nuova famiglia (visto che donna sente di essere ormai vicina alla dipartita). Samia se ne accorge e fugge per tornare al villaggio da cui non intende staccarsi, procacciandosi però nel frattempo uova, farina e zucchero, con l’aiuto del coetaneo Saeed e accompagnata da un gallo che considera il suo migliore amico. Ogni ingrediente è una prova, di resistenza ad una società sofferente (i poveri nelle strade) e corrotta (la polizia), di scaltrezza nel riconoscere il male travestito da bene (l’uomo che la porta al cinema per abusarne), di umanità nel non perdere mai la fiducia di potercela fare (grazie agli “aiutanti magici”, da Seed al venditore di zucchero), anche in mezzo alle bombe americane che non risparmiano nemmeno i dintorni della scuola (in una scena finale abbagliante per la potenza del vero che arreca in sé).

Nel suo lungo cammino Samia, seguita dalla cinepresa in quel pedinamento di zavattiniana memoria, ci mostra sullo sfondo l’Iraq ad altezza di bambino, con una purezza che non ci risparmia miseria, ricatto, disillusione, propaganda, reverenza al potere ma anche solidarietà comunitaria.La torta del presidente” apre scenari didattici sulla storia, la geografia, l’antropologia, l’educazione civica, la narrazione favolistica di Propp, i riferimenti cinematografici, al Neorealismo in primis (la scena nella polleria è un omaggio a “Umberto D.” di De Sica, 1952), e può fare coppia con “Bekas” (Karzan Kader, 2012), su due fratellini che cercano un passaporto per scappare dal Kurdistan iracheno. Sguardi verso un altrove che ci sembra lontano e dall’Occidente troppo spesso dimenticato, ma foriero di conoscenze e riflessioni sul presente in molte parti del mondo.

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Sull'autore

Elena Grassi

Laureata in Scienze delle comunicazione all’Università di Trieste, ha conseguito il master in Educazione audiovisiva e multimediale e il Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche all’Università di Padova. Giornalista e critico cinematografico, lavora da educatore audiovisivo per enti pubblici e privati ed è consulente per l’Acec del progetto Junior Cinema.