I boschi innevati del Giura, la gendarmeria di un piccolo villaggio di montagna, una coppia in crisi che tira a campare vendendo alberelli di Natale e fatica a pagare bollette e assicurazioni. Ma soprattutto, una borsa da tennis con dentro due milioni di euro ritrovata nel bagagliaio di un’auto tamponata per cercare di evitare un orso apparso improvvisamente in mezzo alla strada. Sono queste le coordinate di fondo di Un crimine imperfetto, terza regia, dopo Tutti in piedi e Rumba Therapy, dell’attore Franck Dubosc, commedia nera immersa in affari loschi e traffici di droga ma ravvivata da dialoghi brillanti, interpretazioni convincenti e calda umanità. Ambientato dal 20 dicembre a Capodanno, il film di Dubosc (anche coautore della sceneggiatura, oltre che protagonista insieme a Laure Calamy e Benoît Poelvoorde) mescola senza sosta imprevisti sanguinosi e spassose imbranataggini, reazioni a catena e sensi di colpa. Se gli echi del cinema dei fratelli Coen risuonano evidenti, nel mix di noir e grottesco, Un crimine imperfetto profuma comunque molto di francese, non solo nelle suggestive ambientazioni, ma anche nella combinazione ben dosata di malinconia esistenziale e vivacità caratteriale. Nella sua piena fluidità narrativa, nella sua alternanza di toni e registri, il film, spingendo la coppia di improvvisati delinquenti a scegliere se tacere o confessare, insabbiare l’accaduto o rispondere alla propria coscienza, solleva con il sorriso dubbi morali pesanti come macigni. Dietro alle azioni maldestre e buffe di Michel e Cathy, indifferenti al silenzio del loro figlio dodicenne, così come dietro alle goffaggini del capo della gendarmeria, tenero ma inadeguato nel rapporto con la figlia ormai grande, è palpabile la mancanza di un vero, sincero affetto e, per contrasto, l’importanza dei legami familiari. Così, tra gretta avidità e intima rettitudine, qualche battuta irriverente e una lunga scia di cadaveri, Un crimine imperfetto esplicita il senso ultimo del suo racconto, ovvero una preziosa opportunità di cambiamento e di riscatto sprigionata dai bassifondi dell’animo umano.
