Home Venezia Un détour par Diane il vincitore di Orizzonti a Venezia83
amore e vendetta nel Nord d'Europa

Simone Agnetti

16 Settembre 2026

Un détour par Diane il vincitore di Orizzonti a Venezia83
amore e vendetta nel Nord d'Europa

Venezia, Festival, Approfondimenti | 0 commenti

Con i toni della commedia, i registi belgi Ann Sirot e Raphaël Balboni hanno presentato, in concorso per Orizzonti alla 83 Mostra del Cinema di Venezia, Un détour par Diane, un film di amore e vendetta immerso nei colori del Nord d’Europa, ricevendo il premio come Miglior Film. Centrale è la figura della protagonista interpretata da Ninon Borsei, attrice dalla figura efebica, quasi aliena, che calca la mano sulla sua esile fisicità per rimarcare la sua distanza dai modelli femminili canonici -semmai fossero ancora in uso nel mondo odierno- e sottolineare con la sua gestualità e il suo abbigliamento una vaga misantropia.

Costruendo un immaginario in cui la popolazione vallone si aggira per strada indossando cappelli da cowboy, i due registi lavorano su Diane per tessere la forma lacerata delle relazioni umane e della genitorialità. La ventottenne, che ha una madre (Sandrine Blancke) mai cresciuta e mai giunta ad una maturità adulta, ha un padre anziano e allampanato (Peter Van Den Begin), entrato nella sua vita quasi per caso e uscito presto dal nucleo famigliare tutto al femminile. Di contro, la giovane dialoga con una nonna eccezionale (Jo Deseure), il cui ricordo si incarna al fianco della protagonista, come spalla di ogni situazione difficile, come se la sua anima continuasse a parlarle ogni giorno per guidarla verso la maturità. Questa dinamica famigliare disgregata è condita da situazioni paradossali, assurde e da alcune trovate di regia che strappano molti sorrisi e alcune risate. Suggestioni western spostano ulteriormente il centro verso un mix di generi: i cappelli da cowboy, le strade ampie, le lapidi del cimitero, gli orizzonti del paesaggio marittimo invernale, le inquadrature da duello. Diane disprezza gli uomini tanto quanto li desidera carnalmente, non trova con loro un legame che non sia quello fisico e quando inizia a dialogare tutto va a rotoli. Un giorno scopre che sua madre è stata violentata tre anni prima della sua nascita, la ragazza lascia tutto e si pone un solo obiettivo: vendicarla. Ruba la macchina del padre e si reca a Le Coq, famosa stazione balneare situata sulla costa del Belgio affacciata sul Mare del Nord, luogo in cui la madre subì violenza da ragazza. Qui cerca di consumare vendetta verso l’uomo che violentò la madre, ma la cosa non è così semplice e la situazione diventa grottesca.

Ann Sirot, Raphaël Balboni sono al terzo film in cui affrontano la gestione dei traumi, dopo la demenza materna in La folle vita del 2020 e i conti in sospeso di due persone che non possono avere figli perché troppo legati a relazioni precedenti in La sindrome degli amori passati del 2023, confermando la loro capacità registica e autoriale, seppure il film, nato come commedia, non supera questa forma e non esce dagli stereotipi di genere e dai personaggi-macchietta di cui è costituito fin dalla prima inquadratura. Dicono i registi, che nel film intendono “indagare le modalità subdole di trasmissione dei traumi attraverso le barriere che erigiamo per dimenticare il passato, attraverso i compiti che inconsciamente affidiamo ai figli che mettiamo al mondo per poter andare avanti e attraverso il silenzio del segreto, che corrompe l’autenticità di ogni nostro legame.”

Potete seguire ACEC anche su Facebook e Instagram

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE