Venezia 74 Schede Cinema Filmcronache

Krieg (Rick Ostermann)

krieg

Aveva commosso il pubblico di Venezia nel 2013 con l’opera prima Wolfskinder, svelando una storia poco nota tra le molto che ruotano attorno alla fine del secondo conflitto mondiale, quella dei bambini orfani che vissero, morirono o sopravvissero in condizioni di totale abbandono, come animali selvatici, nei boschi tra Germania e Polonia sul finire della guerra. Nuovamente in concorso nella sezione Orizzonti Rick Ostermann racconta una nuova storia tedesca, anche questa ambientata ai margini di una guerra, anche questa desiderosa di mostra la vita, le lacerazioni, la sopravvivenza di chi la guerra non l’ha voluta ma ne subisce le conseguenze. Ispirato al romanzo Krieg di Jochen Rausch è la storia di Arnold Stein che, alla ricerca della pace personale, decide di andare a vivere in una baita isolata di montagna. Grazie ai flashback scopriamo Chris, il figlio di Arnold. Il ragazzo decide di arruolarsi nell’esercito e di offrirsi volontario per una perlustrazione in una zona di guerra, una delle molte che hanno insanguinato il Medio Oriente. Ogni disperato tentativo di dissuaderlo risulta vano. Arnold e la moglie Karen si rassicurano a vicenda certi che il figlio tornerà a casa sano e salvo. Tutto si sgretola per la morte del ragazzo e Arnold si ritira come un eremita in una baita isolata tra le nevi, solo con il suo cane. L’idillio è solo una tregua, nei boschi vive uno sbandato che attenta alla sicurezza delle cose e della vita di Arnold, ne scaturisce una lotta all’ultimo sangue tra i due. Sono estranei che combattono in uno scenario aspro come la montagna, come erano estranei gli assassini del figlio in zona di guerra.

Ostermann costruisce una sua poetica cinematografica ed un legame di senso tra i suoi due film, temi forti come la sopravvivenza umana, la civiltà che vacilla, la vita selvaggia e la guerra. Le scene si susseguono rinforzandsi l’una con l’altra, tra il passato borghese, domestico e sognante dei protagonisti e il presente duro, aspro e sanguinoso.

 

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Sull'autore

Simone Agnetti

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