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LE NOSTRE BATTAGLIE (Guillaume Senez)
Quando la madre abbandona la famiglia

Olivier è il caporeparto di un’impresa che opera nel settore della grande distribuzione: molto attivo nel sindacato, è una figura di riferimento per tutti i colleghi operai e magazzinieri. È sposato con Laura e insieme hanno due figli, ma per i molti impegni che lo coinvolgono è un padre (e un marito) assente. Finché un giorno Laura abbandona la famiglia e improvvisamente Olivier si trova costretto ad affrontare una situazione familiare difficile da gestire.

A tre anni di distanza dalla sorprendente “opera prima” (Keeper), il belga Guillaume Senez torna alla regia con un lavoro che  ha più di un punto in comune con il precedente lungometraggio. Proprio come l’acclamato film del 2015 infatti, anche qui il protagonista è un uomo che deve fare i conti con il proprio ruolo di padre. Un’improvvisa quanto complessa assunzione di responsabilità che, in entrambi i casi, deriva dalla medesima situazione, ovvero l’abbandono dei figli e della famiglia da parte della madre. Entrambi i protagonisti insomma hanno a che fare con l’assenza (della compagna e madre), che li costringe a rivedere la propria vita e a cambiarne la direzione. Ciò che però differenzia i due film sul piano tematico è la distanza d’età tra i due uomini: mentre quello di Keeper è poco più che un ragazzo che si ritrova “catapultato” improvvisamente in un ruolo non ancora pienamente compreso, quello di Nos bataille è un uomo fatto e con una famiglia già formata. Sul piano stilistico invece, il film del 2018 sembra meno compatto (e in tal senso anche meno compiuto) di quello d’esordio, dove la scelta del pianosequenza e del Long Take come cifra linguistica e della colonna sonora completamente diegetica, ben traducevano sul piano formale l’attitudine del cineasta belga verso un realismo convincente e attraente. Attitudine che, ben inteso, informa anche Le nostre battaglie, seppur con minore rigore stilistico.

Se alcune scelte stilistiche e la progressione drammaturgica sembrano dunque meno felici di quelle che informavano Keeper e al di là dei cinque premi “Magritte” (l’equivalente belga del nostro “David” di Donatello) ottenuti, tra cui quello di “miglior film” e “miglior regista” per il 2018, ciò che nel cinema di Senez continua a dimostrarsi pienamente efficace è il rapporto con gli attori. Ne Le nostre battaglie infatti l’intero complesso attoriale è di buon livello, proprio a cominciare dall’interpretazione di Romain Duris, in grado di offrire una performance di grande spessore, attraverso la quale restituisce tutto lo smarrimento e l’improvvisa vulnerabilità del proprio personaggio.

 

 

Regia Guillaume Senez

Con Romain Duris (Olivier), Laure Calamy (Claire), Laetitia Dosch (Betty)

Belgio/Francia 2018

Durata: 95’

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).