Venezia 75 Schede Cinema Filmcronache

STILL RECORDING (Saaed Al Batal, Ghiath Ayoub)

L’importante documentario dei due giovani registi siriani è frutto di un lavoro sul campo, realizzato a partire da oltre 450 ore di girato in quattro anni (dal 2011 al 2015), che ripensa in modo radicale il nostro rapporto con le immagini.

Il film si apre con una lezione di cinematografia: il docente è proprio Saeed Al Batal, impegnato ad analizzare con i suoi studenti alcune scene di un inseguimento di Underworld, puntualizzando sul rigore delle inquadrature e delle proporzioni.

Poi la scena si sposta a Douma, nel quartier generale dei ribelli al regime di Assad sotto assedio dal 2011, dove gli spari, i bombardamenti, i cadaveri lungo le strade sono reali. La telecamera di Saeed e quella di Ghiath, che vive nella Damasco controllata da Assad e ha raggiunto l’amico dall’altra parte della barricata per filmare in diretta ciò che li circonda, si addentrano nel conflitto, tra le città distrutte, lacerate, annientate. Corrono assieme ai ribelli e non risparmiano sequenze di cruda violenza.

Il reportage mostra come la guerra abbia permeato la quotidianità di questa popolazione: un cecchino prende la mira ascoltando musica e parlando al telefono con la madre, raccontando alla videocamera che fa male al cuore uccidere qualcuno perché questo qualcuno ha un’anima, ma “si deve sparare comunque”. Un uomo si allena tra gli accumuli di macerie perché “lo sport fa bene e la vita deve continuare”, e mentre l’atleta sta rilasciando l’intervista, inizia un bombardamento.

L’ultima linea di difesa è la macchina da presa. Solo l’arte, in particolare il cinema – spiega il regista Saeed – resiste con una forza duratura, sopravvivendo addirittura all’uomo stesso: quando nel documentario il cameraman cade a terra ferito, la telecamera cade con lui perdendo l’inquadratura, ma continuando a girare. Still recording, appunto.

Scrivi un commento...

Sull'autore

Marta Meneguzzo