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THEY’LL LOVE ME WHEN I’M DEAD (Morgan Neville)

“They’ll love me when I’m dead” amava scherzare Orson Welles. E non a torto, potremmo aggiungere noi. Ed è proprio questo il titolo scelto dal regista Morgan Neville per celebrare, in un documentario appassionato e persino ironico, il lavoro dietro la lunga produzione di The Other Side of the Wind.
Ultima opera mai finita dal grande regista, scomparso nel 1985, The Other Side of the Wind figura tra le pellicole fuori concorso a Venezia perché riportato in vita per volere del produttore Frank Marshall e di Filip Jan Rymsza e completato grazie al montatore Bob Murawski.

Affidandosi a filmati d’epoca, video, interviste, materiali di repertorio e ai preziosi contributi dei collaboratori e di tutte le persone che hanno lavorato a stretto contatto con Welles durante la lavorazione del film, Neville si muove come uno spettatore curioso tra le immagini, svelando il suo amore innato per Welles -scomparso nel giorno del diciottesimo compleanno del regista- e rivelando non solo il lato più inedito di questo film complesso ma anche più artistico dell’uomo che ci sta dietro. Welles, fermamente convinto che il miglior cinema fosse quello fatto da imprevisti, vuole girare il suo capolavoro, quasi un intero film fatto solo di imprevisti, ma gli anni passano, i tempi si dilatano, gli imprevisti desiderati non fanno la differenza come vorrebbe e il progetto si rivela un fallimento.

Neville lascia parlare i protagonisti – tra cui Peter Bogdanovich, Frank Marshall, Oja Kodar e Beatrice Welles – usa uno stile veloce e frenetico, sceglie inquadrature dalle angolature strane, immagini veloci e si destreggia con abilità tra i materiali a sua disposzione, richiamando in continuazione l’attenzione dello spettatore non soltanto attraverso il montaggio, ma anche grazie agli aneddoti e alle curiosità che rendono Welles un personaggio estremamente affascinante. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del documentario, quello di scoprire, passo dopo passo, un altro lato fino a oggi sconosciuto di uno dei più grandi registi di tutti tempi e di quell’ultima fatica che avrebbe dovuto rivoluzionare la storia del cinema e rinvigorire l’immagine di un artista abbandonato da Hollywood, ma che non è riuscita a centrare nessuno degli obiettivi.

 

THEY’LL LOVE ME WHEN I’M DEAD

Regia di Morgan Neville

 

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Marianna Ninni